
na dolce musica attraversava
l'aria, accompagnata dal vento che viaggiava con calma tra le verdi colline illuminate dal tiepido sole
primaverile, una melodia che sembrava quasi un tuttuno con i numerosi rumori delle foreste. Gli uccelli
cinguettavano, il vento danzava tra le foglie, e la lira di Kaldor produceva note in armonia con ciò
che era tutto attorno, un'armonia timida e appassionata, che esprimeva i sentimenti che erano nel suo cuore.
Kaldor era un giovane bardo, un elfo, ed era in viaggio solitario, alla scoperta di se stesso e del mondo;
aveva con se lo stretto necessario per sopravvivere e, ovviamente, la sua lira, dalla quale non si
separava mai.
Era giunto alla sommità di una collina, dalla quale aveva ammirato lo splendido paesaggio che si
affacciava interminabile davanti ai suoi occhi ancora inesperti delle bellezze, ma purtroppo anche delle
bruttezze, del mondo. Il suo cuore si era commosso e non aveva potuto fare a meno di esprimere i suoi
sentimenti nell'unico modo che conosceva, suonando.
Il tempo perdette il suo significato, Kaldor avrebbe potuto continuare per giorni, tanta era la passione
che metteva in quelle note. Scese il tramonto, seguito poi dalla sera e dalle prime stelle, e lui le
accolse con un tiepido sorriso, accompagnando il loro arrivo con nuove melodie. Si sentiva a suo agio
sotto le stelle, la fresca brezza notturna era piacevole sulla pelle, lo sguardo distante della luna lo
proteggeva e la dolce malinconia di tutte quelle piccole luci che brillavano nel cielo, candide e silenziose
ascoltatrici, era lo specchio della sua anima.
Kaldor era sempre stato un solitario, aveva sempre amato passeggiare al crepuscolo, e di notte sotto le
stelle. Solitario, ma non solo, in quanto sentiva di essere tuttuno con la natura, con il mondo circostante:
la consapevolezza di essere parte di qualcosa di così armonioso e grande era una piacevole compagnia.
Eppure mentre suonava, in quel momento, protetto dagli alberi e sotto la luce delle stelle, non era solo.
Era osservato, con una certa curiosità, da numerosi spettatori nascosti nelle ombre, tra gli alberi.
Nei meandri dei boschi di solito vi erano soltanto i rumori silenziosi della natura incontaminata, e questo
nuovo canto di vita, sparso dal vento fin nei punti più inaccessibili, aveva destato la curiosità
di tutti gli animali, che timidamente si erano avvicinati, fino ad osservare quel giovane elfo da vicino.
Kaldor non si rendeva conto di nulla, sorridente nel buio della notte, mentre assaporava il respiro di vita
della terra e osservava le timide luci splendere nel cielo, suonando per loro.
Poi, colpito da quell'insolito spettacolo, da quella melodia che sembrava descrivere ciò che era
tutto attorno a loro, e in qualche modo anche loro stessi, colpito dall'armonia che regnava in quella notte,
dalle sottili mani dell'elfo sulle corde della lira, dal suo sguardo sereno, un lupo abbastanza giovane si
avvicinò a Kaldor, incurante degli sguardi di rimprovero dei suoi compagni, e soprattutto dei
più anziani.
L'elfo lo vide di fronte a se, ma la sua espressione non cambiò; lentamente la musica iniziò a
cambiare, quasi toccando il lupo, descrivendolo, descrivendo le sensazioni che Kaldor provava nel vederlo
lì ora. Nello sguardo di Kaldor non c'era traccia di paura, ma nelle note della sua lira questo
velo di timore era presente. L'aria era densa di molte emozioni, svelate, raccontate al mondo dalla musica.
Ma lentamente essa iniziò ad attenuarsi, a divenire un lieve sottofondo; il ritmo iniziò a
rallentare man mano che molti degli animali se ne andavano ognuno per suo conto, desiderosi di restare
soli, desiderosi di contemplare a loro volta ciò che di splendido era tutto intorno e che la musica
aveva loro svelato nuovamente.
Ma il lupo restò immobile, seduto di fronte a Kaldor, osservandolo.
A sua volta Kaldor gli sorrise e lo guardò negli occhi, e i loro sguardi si incrociarono. Quello
sguardo di pochi istanti fu come un lungo discorso, e loro si capirono, e si videro simili. Allora Kaldor
smise di suonare e nella foresta scese un silenzio profondo, si appoggiò ad un albero, e dopo non
molto si addormentò, sognando di essere un'aquila per scoprire il mondo dei venti, e per vedere
tutto dall'alto.
Alla mattina, quando le prime luci dell'alba fecero capolino tra i rami, si svegliò, riposato e pronto
a continuare il suo viaggio verso chissà dove. Accanto a lui scoprì che era disteso il lupo,
con gli occhi aperti e pieni di vita.
Da allora non si sarebbero mai separati.