
l porto di
Dalereuth si stava svegliando pigramente nella tenue luce mattutina. La leggera foschia era
l'unica abitante delle strade, oltre a qualche gatto e a qualche passante di ritorno a casa
dopo una notte passata in una taverna ad ascoltare i racconti dei bardi e a bere birra.
Coelin si strinse il mantello e rabbrividì. Si guardò attorno furtivo, camminando
alla massima velocità che le sue tozze gambette gli permettevano. Un gatto grigio gli
attraversò la strada di corsa, facendolo sobbalzare. Il cappuccio volò via e
la zazzera di capelli castani fu scompigliata dal vento che si alzava leggermente dal mare,
prima che il proprietario riuscisse a nasconderla sotto il cappuccio del mantello verde bosco.
Imprecando leggermente contro i gatti, accelerò l'andatura. Non aveva intenzione di
rimanere in quel porto un istante più del necessario. Aveva venduto tutti i vasi che
era riuscito a trasportare dalle Terre Aride e il guadagno si era mostrato notevole. Poi era
arrivato quello strano uccello con quel messaggio. Coelin Di Asturien aveva accolto l'uccello
con un grugnito di disapprovazione. Seduto al bancone del suo negozio situato sul lungomare,
non amava vedere animali infiltrarsi fra le splendide ceramiche e il delicatissimo cristallo
dei suoi vasi. Il corvo di mare sgrullò le ali fradice di pioggia, inondando il bancone
di splendide goccioline luccicanti. Una pergamena pendeva dalla zampa destra, e Coelin si
sbrigò a recuperarla, lanciando occhiate d'odio prima all'immenso corvo bianco e poi
alla lettera, irritato per il modo in cui l'ignoto mittente gli aveva recapitato quel rotolo
di pergamena. Oltre all'aver terminato la mercanzia, la causa prima della sua sbrigativa
partenza da Dalereuth era rinchiusa, sotto forma di parole e frasi, in quella lettera spedita
da una persona che tutti credevano, errando, morta. Tutti tranne uno.
I carri con i cavalli aspettavano fuori la città, ove vigeva il divieto di transito
per i veicoli a traino animale a causa dello stretto reticolo di vicoli che avrebbe causato
ingorghi di proporzioni inimmaginabili. Oltre al tanfo che già esisteva in una
città che viveva per commerciare pesce, e che non desiderava appestare la sua aria
più dello stretto necessario. La piccola carovana doveva essere diretta a Lura, la
Capitale delle Terre Aride, con l'intento di acquistare altri vasi da rivendere a caro
prezzo alle navi in partenza dall'unico porto delle Terre Occidentali, e ai rari viandanti
che sceglievano i viaggi per mare al posto di quelli, molto più comodi, attraverso i
varchi dimensionali o semplicemente di quelli a cavallo. Coelin aveva cambiato la sera prima
la destinazione della sua carovana, sempre a causa della lettera da poco ricevuta e che aveva
causato in lui paura e felicità. Ora la carovana era diretta a Hali, piccolo villaggio
sulle rive del lago omonimo, dal quale il Di Asturien avrebbe potuto rispondere e ricevere le
lettere senza incappare in rischi gratuiti.
La carovana partì mentre i primi raggi del sole colpivano la terra, accompagnati dal
ritmico battere degli zoccoli dei cavalli. Coelin guidava la fila di carri in sella ad un
piccolo cavallino baio, scrutando l'orizzonte che gli si parava innanzi e quello che abbandonava,
contemporaneamente. Dall'arrivo del corvo di mare aveva la continua impressione di essere
spiato e seguito. E coloro che spiano e seguono un commerciante raramente hanno buone intenzioni
verso quest'ultimo. Il primo giorno di viaggio passò con lenta e tediosa calma, cosa
che rese Coelin molto più tranquillo. Il viaggio da Dalereuth ad Hali era di soli
quattro giorni, a cavallo, e l'averne già passato uno aveva risollevato l'umore
del povero Di Asturien. Passarono la notte in una locanda situata in un paesino non segnato
sulle carte, abitato da gente cordiale che accolse volentieri i carovanieri che entrarono
in paese poco dopo il tramonto.
Il mattino dopo, rinvigorito da una notte di sonno senza sogni, Coelin scese le scale e si
diresse verso la sala comune della locanda. Portava sempre con se la lettera incriminata,
per evitare che i suoi servi la scoprissero, e la strinse forte nella tasca quando vide
chi era seduto ai tavoli di prima mattina. Un uomo si voltò nella sua direzione,
richiamato dallo scricchiolio degli stivali sulle tavole di legno, e sfoderò un
ghigno di lupo osservandolo. Si alzò e si avvicinò al tremante Coelin con
lunghe falcate armoniose. Il Di Asturien si ritrasse lentamente verso le scale, con la
vana speranza di riuscire a fuggire prima che Fered Toanel lo acciuffasse. Fered fu
più veloce. Mise una mano sulla spalla di Coelin, che lo osservava dal basso in
alto, tremando. C'erano almeno trenta centimetri di distanza in verticale, fra i due, ed
entrambi erano causa di commenti vivaci. "Caro Coelin Di Asturien..." La voce di Fered
non fu che un sussurro gelido, ma rimbombò nelle orecchie del commerciante come
se l'altro avesse urlato. La mano sulla spalla di Coelin aumentò la presa e lo
spinse verso le scale. Un pugnale scaturì, come per incanto, nella mano di Toanel,
che lo puntò alle costole del Di Asturien. "Sali. E non fare rumore."
Coelin cominciò a salire lentamente, con la punta del pugnale che gli punzecchiava
le scapole e la mano di Fered che gli stringeva forte la spalla destra, provocandogli
un dolore sordo e costante. Arrivati che furono nella stanza di Coelin, Fered gli
lasciò la spalla e si voltò per chiudere la porta a chiave, mentre
Coelin fuggiva dall'altra parte della stanza per mettere più distanza possibile
fra lui e il nemico.
Fered non se ne preoccupò, avvicinò una sedia e si sedette di fronte
al camino dove scoppiettava ancora un'allegra fiammella. "Caro Coelin Di Asturien..."
"Cosa vuoi da me, furfante? Cosa? Non mi lascerai mai in pace?" La voce di Coelin si
era fatta via via più stridula, e Fered fece una smorfia di disgusto nel
sentirla "Stai zitto, una buona volta. Sai benissimo perché sono qui... cosa
ti costa donarmi tutto ciò che hai guadagnato a Dalereuth? Più il
bellissimo anello che porti all'indice destro..."
Coelin si appiattì ancora di più sul muro e cominciò a tremare.
Fered Toanel lo aveva derubato più volte, ma non l'aveva mai né
ferito né lasciato in condizioni d'indigenza estrema. Ma Toanel non era solo
il bandito più famoso dei Cento Regni... era anche, e questo pochi lo sapevano,
una spia degli Ardais. Se avesse trovato la lettera nella tasca di Coelin, il
mittente avrebbe avuto molti problemi. Coelin abbassò la voce "Mi costa,
Toanel. E' tutto ciò che ho dietro, e senza quel denaro come posso comprare
altra merce da rivendere? Non vorrai rovinare la tua principale fonte di guadagno..."
Toanel rise leggermente, poi smise di colpo e osservò Coelin con occhi di
ghiaccio verde. "Coelin, povero mercante sfortunato..." la nota ironica nella voce
del furfante era percettibilissima "Anch'io devo sopravvivere... e come posso fare
senza i tuoi soldi? Forse però... potrei rivendere agli Ardais le informazioni
contenute in quella lettera che hai in tasca..." Coelin ebbe un sobbalzo. Toanel
sapeva della lettera, quindi era la persona che lo seguiva da Dalereuth. Non aveva
più tirato fuori quello scottante pezzo di pergamena da quando erano partiti,
per paura, e quindi nessuno che si fosse trovato in quella locanda per caso avrebbe
potuto sapere dell'esistenza di quella missiva. Coelin non fece nemmeno in tempo
a rispondere che un piccolo pugnale saettò per la stanza e si conficcò
nella sua gola. Pochi istanti dopo era morto, disteso in un lago di sangue. Toanel
recuperò la lettera e l'anello di rubini che il Di Asturien portava all'indice
destro, incurante del corpo morto ai suoi piedi, e si mise a leggere.
Era arrabbiato, perché non conosceva il valore di ciò per il quale
aveva ucciso la sua miniera d'oro, ma alla fine, leggendo si rassegnò. Nemmeno
tutti i fabbri delle forge di Zandru erano in grado di aggiustare un uovo rotto.
E quella lettera valeva bene una morte.
A Coelin Di Asturien,
Salve!
Vi ricordate di me, Coelin? Ellemir Lanart-Alton.
Perdonatemi se vi metto in pericolo, scrivendovi, ma ho assoluto bisogno di avvicinare
mio cugino Dyan, e voi siete l'unico che gli può trasmettere le mie parole
senza essere sospettato. Ho saputo che Dyan è ancora controllato a vista,
per evitare che abbia contatti con me... o con altri che un tempo chiamavo amici,
ed è per questo che vi chiedo, con questa missiva, di portargli i due plichi
di fogli che stanno arrivando al Porto di Dalereuth con una nave che ha attraversato
l'Oceano Meridionale. Sono fogli di molta importanza affettiva per me... e per Dyan,
poiché sono la risposta alle numerose lettere che è riuscito,
nonostante il controllo, a spedirmi. So anche che sono, per gli Alton e gli Ardais,
materiale prezioso... voi sapete bene le mie origini e sapete che possono scatenare
una faida sanguinosa fra la Seconda e la Terza Grande Famiglia dei Cento Regni.
Al momento dello sbarco i due plichi saranno affidati a due corrieri diversi.
Riconoscerli sarà facile, portano mantelli con lo scudo verde e nero degli
Alton con sopra disegnata la Farfalla d'Argento delle Terre Aride. Mi fido di voi...
e spero che nessuna delle nostre missive cada in mani sbagliate.
Buona fortuna Coelin.
Toanel strinse forte la lettera in mano. Lo rodeva la curiosità di conoscere
cosa mai diamine era scritto in quei due plichi che potesse scatenare una faida.
Sapeva, come tutti sanno, che Alton ed Ardais erano nemici non dichiarati da anni,
se non secoli, e che una faida sarebbe stata perfetta per entrambi, venendo a
legalizzare le morti strane e frequenti che accadevano in ognuna delle due Famiglie.
Che poi fosse proprio un'Alton ad aiutare lui, la spia degli Ardais, era ridicolo.
Poi quell'Alton, l'unica che non aveva mai avuto rapporti ostili nemmeno con gli
Ardais e che anzi stava per mettere fine alle ostilità suggellando un
matrimonio di convenienza con Rideal, Erede di Ardais.
Fered scese le scale di fretta. Era sua intenzione tornare a Dalereuth il prima
possibile ed informarsi sulle navi in arrivo dall'Oceano Meridionale, ma prima
voleva avvertire i suoi padroni. Sette giorni di viaggio lo separavano da Castel
Ardais, ma cavalcando molto velocemente poteva ridurli a sei, se non cinque, se
fosse riuscito ad andare avanti anche la notte.
Uscì dalla locanda con un sorriso tetro sulle labbra sottili. Bastava provarci...
Il baio di Toanel fu lanciato a tutta velocità per la strada orientale,
l'unica che collegava Castel Ardais ad Hali e, conseguentemente, a quel paesino
sperduto. Era partito prima della scoperta del corpo del mercante nella camera
d'albergo, per evitare domande imbarazzanti e mettere più strada possibile
fra lui e quel cadavere. Non che sperasse che nessuno l'avesse riconosciuto, la
sua fama si estendeva per tutto Darkover, e certamente più di un testimone
avrà asserito di averlo visto entrare nella stessa locanda dove alloggiava
Coelin Di Asturien, inoltre l'oste doveva per forza aver notato che Fered era
l'ultima persona ad aver visto Coelin vivo, ed ad averci parlato. Ma questo non
lo preoccupava. Sapeva bene che, in caso di pericolo, ci avrebbero pensato gli
Ardais a mettere a tacere la gente troppo curiosa. Sempre che i curiosi poco
prudenti non si fossero incontrati prima con il suo pugnale.
Cavalcò tutto il giorno, senza fermarsi mai e sfiancando il cavallo oltre
ogni limite. Quando, a tarda sera, questo crollò, le uniche parole
pronunciate da Toanel furono delle imprecazioni. Passarono così cinque
giorni, durante i quali rubò altri tre cavalli. Il primo, un baio,
morì alla fine del secondo giorno, di fatica, il secondo cavallo, un
vecchio sauro, non resistette ad un giorno e una notte, mentre l'ultimo, uno
stallone da tiro immenso, mostrava di possedere una resistenza inimmaginabile.
Arrivati a Castel Ardais, Toanel smontò di sella con un solo, fluido,
movimento, e si diresse senza parola proferire, verso la torre principale,
dove alloggiava il Signore di Ardais.
Nessuno gli faceva più domande in quel luogo, ormai assuefatti alle
sue venute laconiche e imprevedibili.
Francisco Ardais, Signore di Ardais, era seduto alla sua scrivania e stava
lavorando ad alcune carte riguardanti la fertilità del territorio degli
Ardais e al suo eventuale uso quando Fered Toanel comparve come un fulmine a
ciel sereno nel suo studio. Francisco alzò un sopracciglio rosso fiamma
verso l'ospite inatteso, in sommo segno di fastidio. In poche parole Toanel
presentò la lettera all'Ardais, che si dimenticò immediatamente
dei terreni attorno al Castello per interessarsi allo scritto.
"Così... non solo la piccola Alton è viva... ma le sue radici
sono alquanto incerte..." Toanel annuì silenziosamente.
"E gli altri due plichi di cui parla...?" Gli occhi marroni, da animale, di
Francisco osservarono critici il bandito che avevano di fronte, che
cincischiò a lungo prima di parlare "Non ne sono ancora in possesso...
Dom... ma non credo possa rivelarsi un'impresa difficile..."
Francisco batté una mano sul tavolo, furioso. "Pensi che sia una cosa
facile recuperare due plichi da altrettante Farfalle del Deserto?" Toanel
alzò un sopracciglio stupito. Non ne aveva mai sentito parlare di
queste Farfalle, e lo disse. Francisco si alzò e cominciò a
camminare avanti e indietro per la stanza "Sono una branca dell'esercito
delle Terre Aride, specializzata in azioni furtive. Non sono guerrieri
facili da battere. E sono gli unici che possono portare come stemma la
Farfalla d'Argento delle Terre Aride. Si conoscono perfettamente fra loro e
se ad uno solo di loro succedesse qualcosa, gli altri lo saprebbero
immediatamente."
Toanel sfoderò il suo ghigno da lupo, e appoggiò confidenzialmente
una mano sulla spalla di Francisco, che si spostò sdegnato.
"Ardais... basta pagare... e vedrai quei plichi sul tuo tavolo prima che il
sole sia tramontato venti volte..."
"Quanto vuoi?"
Fered Toanel sogghignò. "Almeno 200 000..." Francisco si stupì
per la strana offerta a buon mercato "...per pagina..."
L'Ardais fece una smorfia di disgusto. "Non esagerare, Toanel, te ne darò
200 000 a plico, non una moneta d'oro di più, e solo quando saranno
sul mio tavolo."
Toanel sorrise e allungò la mano destra, che l'altro evitò
accuratamente di stringere.
"E sia".
Il mattino dopo il sole si rifiutò caparbiamente di comparire all'orizzonte,
lasciando come monito di se solo un alone indistinto e giallognolo sulle nuvole
che si assiepavano nel cielo. Fered Toanel alzò lo sguardo al cielo e
imprecò leggermente. "Tempo da neve..."
Mancavano ancora molte miglia a Dalereuth, e non poteva permettersi di sfiancare
il cavallo e conseguentemente di rubarne un altro. Francisco lo aveva redarguito
aspramente per questi suoi furti indiscriminati nelle terre degli Ardais. Il
Signore di Ardais non voleva scontento fra i suoi sudditi, e permettere a Toanel
di rubare cavalli e provviste quando più gli aggradava, creava scontento.
Imprecando a mezza voce sul compenso pattuito e sul divieto di furto che l'Ardais
gli aveva imposto, Toanel spinse il cavallo ad un leggero trotto, in vista di
Hali. Non voleva pernottare nella vecchia capitale dei Cento Regni, era troppo
vicina a quel lago spettrale per piacergli. Tante leggende si dipanavano su quel
lago, il Lago di Hali, e nessuna era piacevole da ascoltare. Non che Fered fosse
superstizioso, anzi, disprezzava chi credeva in leggende o in dei crudeli che
s'inserivano nella vita dei comuni mortali per distruggere ciò che loro
avevano faticosamente costruito. Era convinto che tutto quello che capitava ad
un uomo se l'era pienamente meritato, per sue azioni del presente e non di vite
passate, e soprattutto, non esisteva nessun dio che interferiva. Eppure il Lago
lo spaventava, e Toanel non gradiva essere spaventato da nessuno, tanto meno
da una pozza d'acqua gelida e stagnante che accendeva la fantasia dei vecchi
cacciatori quando si riunivano attorno al fuoco.
Così passò accanto ad Hali senza fermarsi, sempre borbottando
ingiurie e maledizioni verso il suo padrone, che lo sottovalutava e che non
lo considerava più di un semplice garzone di fattoria, con la semplice
differenza che Fered Toanel maneggiava molto meglio il pugnale che il forcone.
E pensando alle Farfalle del Deserto.
Da quando era partito il suo pensiero volava spesso a questi strani guerrieri
leggendari. Ricordava vagamente di averne già sentito parlare: circolavano
attorno a loro decine e decine di leggende, e Toanel non ne credeva vere neanche
la metà. Tuttavia ormai era preparato a ciò che stava per
affrontare... non era uno stupido e aveva deciso come eliminare le Farfalle
senza che queste convergessero in massa su di lui, annientandolo. Credeva
che affrontate una per una esse fossero meno temibili. Il solito ghigno da
lupo si allargò sul suo viso, e gli occhi verdi lampeggiarono nella notte.
Parlava di questi guerrieri al femminile, ma l'immaginava uomini. Se ciò
rispondeva a verità, non sarebbe stato difficile trovare il primo,
sostituirsi ad lui e recuperare l'ultimo plico, senza nemmeno troppo sangue,
inutile e, probabilmente, molto costoso.
Passarono otto giorni prima che Toanel fosse di nuovo in vista del porto di
Dalereuth. Aveva lasciato la lettera originale a casa dell'Ardais, portandosi
una copia nel quale aveva sottolineato i particolari importanti per riconoscere
le Farfalle del Deserto. Lasciò il cavallo in una stalla fuori la
città, e si mise a camminare per le strade, diretto alla banchina del
porto per informarsi rispetto a tutte le navi arrivate in quei giorni
dall'Oceano Meridionale.
Un marinaio tarchiato, che si muoveva con il solito passo ondeggiante che
contraddistingueva i lupi di mare, si fermò ad osservarlo. Fered
sapeva benissimo che sarebbe stato riconosciuto, e approfittò di
quel lampo di sapere apparso negli occhi dell'uomo di mare, per avvicinarsi
a lui sorridendo allegramente. "Salve, buon uomo" esordì nel suo miglior
Casta, cercando di dare una buona impressione di sé, che cancellasse
la paura dagli occhi del marinaio "Vorrei un'informazione..."
L'uomo di mare deglutì vistosamente e annuì, pronto anche a
denunciare sua madre pur di allontanarsi da quell'assassino. Se Fered Toanel
desiderava unicamente un'informazione, non poteva che ritenersi fortunato.
"Hanno attraccato navi provenienti dall'Oceano Meridionale, da circa due
settimane a questa parte?"
L'uomo parve pensarci a lungo, poi annuì "Due, per l'esattezza,
Mestro Toanel..."
Fered si stupì e osservò con cura l'uomo davanti a lui. Era
certo che non avesse mentito, sapeva bene cosa produceva nel cuore degli
uomini la sua presenza, e quindi sapeva benissimo che pochi avevano avuto
il coraggio di mentirgli, deliberatamente. E nessuno era sopravvissuto per
raccontarlo.
Quindi le navi da controllare erano due. Imprecò pesantemente,
scomodando tutto il Pantheon Darkovano e prese l'uomo tremante per un braccio,
ordinandogli con voce sibilante d'indicargli le navi e i loro comandanti.
Quello ubbidì, e lo condusse verso la banchina, rischiando
d'inciampare ad ogni passo, prontamente raddrizzato dall'alto mercenario
che gli camminava dietro.
Le navi avevano in comune solo il porto di provenienza.
Una era un'immensa Balena del Cielo, come erano chiamate le poche navi da
carico che riuscivano a navigare sia sull'acqua che nell'aria, l'altra era
una piccola goletta.
Mentre la Balena del Cielo era immersa nel via vai dei marinai e degli
scaricatori, la goletta era rintanata sola e con le vele tristemente ammainate,
in un angolo del porto. Fered notò che, al contrario delle altre navi,
non aveva un nome, bensì un semplice numero dipinto sulla prua.
"XVII..."
Il marinaio scolorò "Porta sfortuna, Mestro!"
Fered alzò un sopracciglio e osservò la sua spaurita guida
con curiosità. "Dimmi... perché porta sfortuna un numero
cifrato?"
Il marinaio cominciò a torcersi le mani "Bhe... Mestro... se cambia
ordine alle cifre antiche... compare la parola VIXI, vissi... e porta
sfortuna salire su una nave dal nome così infausto..."
Le sottili labbra di Toanel si allargarono in un sorriso malvagio.
"Vissi". La piccola Ellemir non era una stupida, e sapeva benissimo cosa
volevano indicare quelle cifre... lei "visse" a Darkover, come Darkovana...
e ora molti la credevano morta... quale nome più appropriato?
Lasciò la sua pusillanime guida a ringraziare gli dei perché
un assassino lo aveva risparmiato, e si avvicinò alla goletta.
Vicino non c'era nessuno, tanto meno dentro. Toanel aggrottò le
sopracciglia irritato. Doveva trovare il comandante, ma se era vero che
il nome della nave portava tanta sfortuna, allora nessuno avrebbe mai
parlato con il comandante di tale battello, e quindi nessuno ne conosceva
la locazione attuale. Stava fermo sul molo a pensare quando una mano gli
scese silenziosamente sulla spalla destra. Con un solo, fluido, movimento
Toanel balzò di lato e sguainò il pugnale, allibito.
Aveva davanti un'Amazzone.
La donna lo guardò dall'alto in basso con disprezzo e scosse la
testa, agitando la corta zazzera di capelli biondo sporco. L'orecchino
che le pendeva da un orecchio mandava bagliori discontinui e il mantello
verde e nero che le si agitava alle spalle sbatteva al vento portato dal
mare.
"Cercavate qualcuno, Mestro? E' molto che siete qui davanti, ipnotizzato
dalla mia nave. Avete qualche problema a vederla in porto?"
Toanel rinfoderò il pugnale e sorrise conciliante "Assolutamente
no, Mestra... semplicemente mi chiedevo dove si potesse trovare il
comandante." Miriam n'a Amanta scoppiò in una lunga risata "Il
comandante? Credo sia in una taverna, preoccupato solo ad ubriacarsi il
più in fretta possibile per dimenticare di aver viaggiato su una
nave dal nome simile."
Il sorriso di Toanel non dette segno di cambiamento "Sto cercando..."
"Me lo direte più avanti, Mestro, chi o cosa state cercando. Prima
di tutto voglio sapere il vostro nome, e voglio ripararmi da questo vento."
Toanel annuì, sottomesso dalla voce improvvisamente tagliente
dell'Amazzone. Miriam gli sorrise affettatamente e cominciò a
camminare per la banchina, diretta verso una delle tante taverne che
circondavano il porto. L'assassino la seguì in fretta, e quando un
colpo di vento fece in modo che lo stemma impresso sul mantello dell'Amazzone
fosse visibile, sogghignò nella sua direzione e accarezzò
l'elsa decorata del lungo pugnale che portava alla vita. La Farfalla
d'Argento del Deserto brillava debolmente alla luce di quell'alone di
sole, e i colpi di vento la facevano sembrare viva.
Miriam entrò nella taverna "Al cavallo alato" e Fered la seguì,
strizzando gli occhi quando una ventata di fumo li avvolse. Nonostante
all'esterno fosse giorno pieno, anche se non un giorno particolarmente
luminoso, l'interno della locanda era sospeso nella penombra. I tavoli,
situati in lunghe file parallele al bancone, erano quasi tutti occupati,
e l'odore acre della birra e degli ubriachi saturava l'aria già
malsana di suo. In molti angoli uomini fumavano la pipa, e le donne quelle
smilze sigarette di foglie tropicali portate qui dalle navi da carico,
come la Balena dei Cieli che Fered aveva notato in porto. Sommando il
tutto Fered non si stupì quando cominciarono a lacrimargli gli
occhi, ma se li asciugò in fretta, con un lembo del mantello blu.
Miriam si diresse verso un tavolo stranamente libero e chiamò un
cameriere per fargli pulire il piano dai rimasugli di cibo e di bevande
che i precedenti avventori vi avevano lasciato. Una volta sedutasi l'Amazzone
fece segno a Toanel di accomodarsi e lo osservò a lungo. Mai Fered
Toanel si era sentito inferiore come davanti a quella strana donna dai
capelli corti. La donna aveva gli occhi verde muschio che, a seconda della
luce, parevano dorati, come quelli dei gatti. Poi Miriam gli sorrise
conciliante, come si può sorridere ad uno sciocco bambino, e
cominciò a dondolarsi sulla sedia, incidendo strani segni sullo
spessore del tavolo con la punta del piccolo pugnale che portava solitamente
al collo.
"Mestra..."
Miriam sollevò il viso dal suo lavoro e alzò un sopracciglio
"Avrei bisogno di un'informazione..." l'Amazzone sorrise, smise di dondolarsi
e mise le mani congiunte assieme sul tavolo di fronte a lei, evitando di
bagnarsi in una larga pozza di birra. "Mestro, non siete nella situazione di
chiedere informazioni, non prima che io abbia soddisfatto la mia
curiosità sul vostro contro. Non ho idea di chi siate, non ho idea di
cosa mai desideriate da me... piuttosto che chiedendomi notizie, potreste
cominciare col dirmi il vostro nome."
Un rapido calcolo convinse Toanel che era meglio non rivelarsi "Mi chiamo
Coelin Di Asturien."
Capì l'errore che aveva commesso appena sentì la punta del
piccolo pugnale pizzicargli la gola. "Conosco Coelin Di Asturien..." La
voce di Miriam si era improvvisamente fatta bassa e roca "E voi non siete
lui... chi siete, Mestro?"
Toanel ghignò. Miriam n'a Amanta si era sporta sul tavolo per arrivare
a solleticargli la gola con il pugnale, e non sarebbe stata in grado di
difendersi da un attacco repentino. Due pugnali guizzarono nella rumorosa
locanda, senza che nessuno se ne accorgesse. Poi un corpo cadde riverso
sul tavolo e un pugnale sparì sotto le pieghe di un mantello blu.
La pozza di sangue che si allargava sotto il cadavere di Miriam poteva
essere facilmente scambiata per altro, nella semi oscurità della
sala, e Fered non si preoccupò di nasconderla. Controllò nella
borsa che la Farfalla portava a tracolla e vi trovò un pacco
rettangolare, non molto spesso, avvolto in carta cerata per evitare che si
rovinasse durante la traversata per mare. Si sedette di fronte al cadavere
con noncuranza, aprì il pacco e cominciò a leggere.
A Dyan Ardais,
Salve!
Il sapere che tu non ti sei rassegnato alla mia morte, se poi di morte si
può parlare, mi ha dato la forza in questi lunghi anni di andare avanti,
e di architettare un modo per riuscire, finalmente, a rispondere alle tue lettere.
Mi fido ciecamente di Coelin, e di coloro ai quali ho affidato queste mie
pagine, e spero vivamente che ciò che scrivo ti giunga. So, grazie a
quello che mi hai raccontato, che nessuno a Darkover conosce le mie origini, nemmeno
tu. Non mi stupisce che Rafael non ne abbia mai parlato, solo io, lui, mia madre
e Domna Aliciana conoscevamo i segreti relativi alla mia nascita. Segreti che,
ora me ne rendo conto, avrebbero potuto causare guerra e distruzione fra le
Famiglie dei Cento Regni. Pare sciocco da parte mia dare tanta importanza ad una
cosa che non potevo scegliere, la mia nascita, eppure è proprio essa che
ha segnato in modo irrevocabile la mia esistenza.
Ti sarai chiesto perché nomino mia madre e Domna Aliciana, come se fossero
due persone diverse. Lo sono. Sono figlia illegittima di Valenta Aganal, e di
Rafael Alton, Signore di Alton.
Non posso vedere il tuo viso, ma lo immagino stupito, cugino. Nessuno, ti ho
già detto, sapeva questo, che io sono o ero, una bastarda.
Vissi, cugino, per quindici felici anni a casa di mia madre. Rafael, scoprii poi,
aveva sempre pubblicizzato di avere una figlia femmina, pur senza rivelare tutto
ciò che concerneva la mia nascita, e aveva mentito spudoratamente affermando
che ero cagionevole di salute e quindi rinchiusa in una Casa d'Ospitalità
poco lontano da Armida. Tutto questo per giustificare la mia assenza dalla dimora
degli Alton.
Venne a prendermi una notte d'estate, la notte del mio quindicesimo compleanno,
e mi portò nel castello, senza preoccuparsi di mia madre che lo seguiva
in lacrime. E' l'ultimo ricordo che ho di mia madre... da quel giorno non la
vidi mai più.
Scoprii perché ero diventata un'Alton a tutti gli effetti dopo poco tempo,
illuminata dai pettegolezzi dei servi di Armida.
Rideal Ardais, tuo fratello, doveva divenire mio marito, per far cessare la
centenaria ostilità che saettava fra le due più grandi Famiglie
dei Cento Regni dopo gli Hastur. Gli Alton, Seconda Grande Famiglia e organizzatrice
della branca militare di Darkover e gli Ardais, Terza Grande Famiglia che controllava
i commerci e tutto ciò che di economico poteva occorrere ai Cento Regni.
Capii perché a mio padre era occorsa una figlia femmina. Mio fratello Hermes
non poteva assolutamente sposare un'Ardais in quanto promesso a Elaine Hastur, e
il Re Elhalyn aveva decretato che le ostilità fra le famiglie dovessero
cessare grazie ad un matrimonio fra le parti lese.
Avrei dovuto sposarmi il Solstizio d'Estate del mio diciassettesimo anno, ma come
ben sai, quel giorno per me non arrivò mai.
Non posso raccontarti tutto ciò che mi è accaduto in queste poche
pagine, e questa lettera iniziale voleva essere solamente un piccolo compendio
alla tua curiosità. Non sono fuggita per non sposarmi, Dyan.
L'avrei fatto, mi sarei sposata con Rideal, obbedendo a mio padre come ogni devota
figlia avrebbe dovuto fare, e non credo che mi sarei mai lamentata.
No, non è stato Rideal Ardais a farmi fuggire da Darkover, a farmi salire
su una nave diretta verso l'ignoto Sud.
E ovviamente non sei stato tu, cugino.
L'uomo che mi ha fatta scappare, che mi ha convinta a ribellarmi al giogo che avevo
sulle spalle, si chiama Rafael Lewis Valerian Alton y Alar, Signore di Alton, Sirtys
e Armida, Capitano delle Guardie di Thendara.
Ma sappi che l'ho odiato per questo, perché lui mi ha fatto fuggire cercando
d'imprigionarmi.
Quando la sua gabbia dorata divenne troppo pesante io e Crine di Fuoco fuggimmo. Ti
racconterò in che modo fuggii e in che modo mio padre rese la sua gabbia
troppo pesante da portare... ma non ora, non in queste righe.
Ed eccomi qui, sotto un sole nuovo, in un paese dal clima molto meno rigido rispetto
a Darkover, mentre scrivo seduta in una locanda situata in una città che
non conosci, non puoi conoscere.
Sto bene, cugino e assolutamente non sono morta.
Quando tornerai laggiù, nelle verdi foreste, salutami gli alberi.
Freya n'a Yllana ha il secondo plico.
Con affetto.
Ellemir Valenta Isil Lanart-Alton.
Toanel chiuse il plico e sorrise al vuoto.
Aveva già in mano 200 000 monete d'oro, e l'unica cosa che lo turbava era il
fatto che aveva ucciso una Farfalla del Deserto. Secondo il plico anche la seconda
era una donna, e questo continuava a complicare le cose. A quanto pare conoscevano
Coelin, quindi risultava inutile cercare di farsi passare per lui, e non poteva
travestirsi da donna per cercare d'imbrogliare l'ultima Farfalla.
Appoggiò il foglio vicino alla pozza di sangue davanti a lui. Il liquido
vitale aveva ormai raggiunto il bordo del tavolo e gocciolava leggermente sul
pavimento, ma Toanel non se ne preoccupò. Non aveva idea di dove si trovasse
quella Freya n'a Yllana, o a chi potesse chiedere informazioni per saperlo. Aveva
solo due indizi... erano donne, Amazzoni, e venivano dalle Terre Aride, o meglio
supponeva che venissero da lì, visto che facevano parte di quella branca
dell'esercito che probabilmente gli Aridi non avrebbero lasciato in mano a
sconosciuti.
Si alzò e uscì dalla locanda con il foglio in mano. Era un poco
deluso, quel foglio dava molte informazioni, in fondo, ma non particolareggiate...
e comunque una era più importante delle altre, e non si riferiva
all'illegittimità di Ellemir, bensì al ricevente di quelle lettere.
Potevano esistere molti "Dyan" nei Cento Regni... ma un solo Dyan Ardais, figlio
cadetto di Francisco Ardais.
Quelle lettere sarebbero, bene o male, passate sotto il naso del Signore di Ardais,
e del suo Erede Rideal. Quindi era molto probabile che Francisco sapesse benissimo
che il figlio cercava ancora un contatto con l'Alton... e ovviamente non l'aveva
comunicato a Toanel. Non che Fered Toanel gliel'avesse chiesto, ovvio, ma la
novità lo irritava. Si sentiva deufradato dal suo Signore... perché a
lui Francisco avrebbe dovuto dirlo. Sempre che nemmeno il Signore di Ardais sapesse
di quelle lettere, cosa alquanto improbabile.
Toanel continuò a passeggiare per Dalereuth durante tutta la giornata,
indispettito. Finché non si fermò davanti una grande costruzione,
un palazzo non decorato e con un'insegna lignea che dondolava sotto la spinta del
vento.
"Ostello delle Libere Amazzoni".
Fered sorrise.
Diede le spalle al palazzo e corse verso la porta nord della città, dove
aveva lasciato il cavallo, e strada facendo comprò, ma forse è meglio
dire rubò, alcune provviste. Aveva in mente un lungo viaggio, che lo
avrebbe portato alla capitale delle Terre Aride, Lura.
Probabilmente vi era un Ostello delle Amazzoni anche lassù, e li avrebbe
potuto chiedere informazioni su quell'Amazzone, Freya, e avrebbe potuto sapere
dove si trovava in quel momento.
Sempre che, pensò una volta a cavallo, le Amazzoni non gli chiudessero la
porta in faccia. Non era mistero che non amavano gli uomini, i maschi in generale,
e chissà se gli avrebbero mai dato informazioni.
Il sole cominciava a tramontare quando Toanel balzò in sella al cavallo e
partì. Non lo spaventava la notte, in quanto conosceva quei percorsi
praticamente a memoria. Il cavallo, ben riposato, ubbidiva ciecamente alle direttive
del suo cavaliere, nonostante non riuscisse a vedere molto nell'oscurità.
Il mattino dopo il sole si fece forza e comparì ammiccante fra le nuvole.
Il cavallo galoppava ancora, con i fianchi resi lucidi dal sudore e bava sanguigna
alla bocca, dove probabilmente lo aveva ferito il morso. Fered non se ne preoccupava
minimamente. Lura e Dalereuth erano lontane, e lui aveva promesso di riportare i
due plichi a Francisco nel giro di venti giorni. Ne aveva già uno, certo...
ma aveva praticamente sprecato molti giorni solo per i viaggi. Era ordine tassativo
arrivare a Lura nella metà del tempo che il viaggio necessitava normalmente.
Cioè cinque giorni invece di dieci. Toanel continuò a spronare il
cavallo mentre il mare si faceva via via più lontano. Lura era situata
all'interno del paese, nel bel mezzo di un deserto detto Terre Aride, che era
completamente circondato da altissimi monti, detti Eleor.
Toanel conosceva il passo del falco, l'unico passo che permetteva l'entrata nel
deserto, ma non aveva mai viaggiato nel deserto. Quindi preferiva rincorrere il
tempo nelle grandi pianure, dove sapeva con certezza come muoversi, per poter poi
permettersi degli errori nel deserto.
Errori relativi.
Sogghignò all'aria mentre pensava che nessun terreno poteva prendersi Fered
Toanel. Nemmeno il caldo deserto.
Ogni piccolo paesino che incontrava perdeva, invariabilmente, un cavallo.
Toanel, instancabilmente, continuava a far galoppare gli animali fino a sfiancarli
totalmente, e lui stesso non si dava un attimo di requie.
Arrivò al passo del falco ansimante e dopo soli tre giorni di viaggio.
Nessuno prima di allora era riuscito a compiere così tanta strada in
così poco tempo, ma Toanel era ormai abituato a battere record. Il cavallo
non era ancora stanco, rubato solo qualche ora prima in un villaggio alle porte
del passo. Non si poteva parlare di strada, in quando non era altro che una
massa di tavole legate ed incatramate orizzontalmente, messe ad unire due fianchi
delle montagne, come una mensola. Erano già piuttosto in alto, e quella
era l'unica strada, che tutti percorrevano, per arrivare a Lura. Il cavallo
nitrì spaventato e fece qualche passo esitante all'indietro, immediatamente
spronato da Fered che lo costrinse a camminare in avanti.
La mensola era larga all'incirca un centinaio di metri, ma era spesso visibile,
fra i pali che sostenevano le tavole, lo strapiombo senza fondo apparente che si
estendeva in verticale sotto di loro. Toanel spinse al galoppo il cavallo sulle
tavole, imprecando contro le carovane che potevano rallentarlo e facendo tremare le
assi sotto i colpi degli zoccoli dell'animale. Il cavallo saltò, costretto,
un intero carro, e Toanel non si fece alcuno scrupolo ad investire molti schiavi
dei mercanti e persino a far finire un asino e il suo cavaliere fra i pali che
sostenevano le tavole e quindi nell'abisso sottostante. Dopo tre ore di galoppo
sfrenato, Toanel giunse in vista del deserto.
Le mura di Lura si ergevano non molto lontane, ma Fered non si fece ingannare
dalla vicinanza apparente. Non poteva galoppare sulle dune, quindi l'unica era
trovare un altro, e veloce, mezzo di trasporto.
Alla fine del passo un piccolo ostello per carovane vendeva i fantomatici Res a
prezzi esorbitanti. Si tratta di cavalli altissimi, sempre che di cavalli si
possa parlare, sempre di un colore dorato e con le lunghe zampe completamente
senza giunture, rigide. Dormivano in piedi e nemmeno un terremoto era mai
stato in grado di fargli perdere l'equilibrio. Le rigide zampe finivano con
una specie di unghia bipartita di cui ogni parte era grande come un palmo umano.
La criniera era quasi inesistente e la coda era corta e stopposa. Il muso, molto
simile a quello di un cavallo normale, era deturpato dal labbro superiore immenso,
come una piccola proboscide, e in grado di spezzare le dure spine dei cactus. Erano
animali molto stupidi. Ma incredibilmente agili e veloci.
Toanel si fermò solo per pochi istanti all'ostello, e contrattò
a lungo con il mercante per l'acquisto di un Res. Poi, mentre il mercante
entrava e recuperava alcune provviste di cui Toanel aveva detto, mentendo, di
essere privo, il bandito sellò il Res più vicino con i finimenti
del cavallo, balzò in groppa e spronò l'animale verso le gialle
mura di Lura.
Il Res correva veloce sulle dune, unico animale che poteva permetterselo, e
coprì la distanza che separava l'ostello da Lura in poco più
di un giorno.
Le strade della città erano, probabilmente, pavimentate. Ma le pietre
non erano visibili, in quanto sempre coperte da una spessa coltre di sabbia
dorata. Toanel aveva fatto rallentare l'andatura dell'animale, e osservava
la città con occhio critico. Le costruzioni erano basse e solitamente
dipinte di giallo, con decorazioni floreali in nero ai lati delle porte e
delle finestre. Ben pochi utilizzavano animali per attraversare la città,
la maggior parte degli abitanti era a piedi e di solito erano riuniti in
piccoli gruppi di tre o quattro persone. Toanel osservò critico le donne
Aride, dai lunghi e fluenti capelli biondi e le catene ai polsi. Si riconosceva
l'estrazione sociale di tali signore dal materiale con il quale erano forgiate
le catene, ferro, argento, oro o rame.
Fered smontò e si avvicinò ad una locanda dall'aspetto malandato,
con l'intenzione di chiedere informazioni su dove si potesse trovare l'ostello
delle Libere Amazzoni.
L'oste lo osservò sbuffando e gli indicò sgarbato la strada
"Vuoi un consiglio, forestiero?"
Toanel, che si stava dirigendo verso l'uscita, si voltò di scatto
e assunse un'espressione interrogativa. "Non immischiarti negli affari delle
Amazzoni." Toanel sogghignò maligno, salutò e uscì
noncurante.
Non che le Amazzoni non lo spaventassero, semplicemente si credeva in grado
di reggere la situazione.
Si avviò verso l'ostello a passo lento, lasciando il Res nelle stalle
della locanda. Sapeva che era inutile cercare di passare inosservato, la
sua carnagione, i lineamenti, gli abiti, i capelli... tutto urlava "forestiero",
ma in realtà sperava di essere scambiato per uno dei tanti servi dei
mercanti che giungevano regolarmente a Lura.
L'ostello era molto simile a quello incontrato a Dalereuth.
Un grande palazzo, di pietra dura e senza alcuna decorazione. L'insegna lignea
questa volta non dondolava al vento, e la scritta "Ostello delle Libere Amazzoni"
era in due lingue, sia in Casta sia in Cahuenga.
Toanel bussò al grande portone, e immediatamente uno spiraglio si
aprì e due occhi azzurro slavato lo osservarono con sdegno.
"Cosa ti serve?"
Toanel s'inchinò cerimoniosamente alla porta chiusa "Devo incontrare
una certa Freya n'a Yllana... Mestra."
La porta si aprì e la donna lo osservò con sdegno. "Entrate
pure. Ma fate attenzione, ho appena pulito il pavimento e non ci tengo a
rivederlo pieno di sabbia."
Fered Toanel entrò con attenzione e si guardò intorno incuriosito.
L'ingresso era spoglio come l'esterno e si allargava in due corridoi, a destra
e a sinistra. L'odore di cibarie che proveniva da sinistra lo convinse che da
quella parte vi erano, probabilmente, le cucine e il refettorio, mentre a destra
dovevano esserci le stanze personali e le palestre d'allenamento.
La donna scomparve a sinistra, lasciandolo lì in piedi ad aspettare. Poco
dopo tornò, accompagnata dalla donna più alta che Toanel avesse
mai visto. Non si poteva dire che fosse bella, ma certamente era immensa. I
capelli corti, color biondo cenere, erano scompigliati e sembravano non aver mai
conosciuto una spazzola, e gli occhi azzurro grigi erano piccoli e leggermente
allungati. La carnagione pallida le dava un aspetto quasi malaticcio, e
l'orecchino d'oro che tutte le Amazzoni portavano all'orecchio destro era diventato
nero a causa del fumo.
Si stava asciugando le mani, e osservò Toanel con una smorfia di disgusto.
"Janila... hai fatto entrate tu quest'uomo?"
L'altra donna annuì "Sì Mestra... vi stava cercando..."
Freya annuì e la congedò con un gesto. Janila lanciò
un'ultima occhiata raggelante a Toanel e poi scomparve nelle cucine.
"Bene, Mestro. Adesso potete dirmi perché mai un Hali come voi mi
cerca?"
Toanel fece una smorfia sentendosi chiamato "Hali" , cioè uomo delle
pianure in senso dispregiativo, ma si ricompose e fece un altro dei suoi
inchini pomposi. "Vede Mestra... sono un umile messaggero di un mercante...
Coelin Di Asturien... egli mi ha mandato a ritirare un plico che, a quanto
so, voi possedete..."
Freya scoppiò in una risata raggelante. "Tacete, Hali. So che Coelin
è morto per mano di un bandito. So che un certo bandito ha ucciso
Miriam n'a Amanta... So che un bandito ha rubato un Res all'ostello alla
fine del passo. Io credo di aver davanti questo bandito. O sbaglio?"
Toanel sfoderò il suo ghigno da lupo e i due pugnali che portava
in vita. "Non sbagliate Mestra. Il vostro sistema di comunicazioni è
eccellente. Ma credo che voi non ne potrete più usufruire."
Freya alzò un sopracciglio divertita. "Credi di potermi uccidere,
Hali? E perché lo faresti?"
"Per il plico dell'Alton, ovvio."
La risata di Freya rimbombò nuovamente nella sala, tanto che una
giovane amazzone dai capelli neri si sporse un attimo per vedere cosa mai
stava succedendo. "Non vedo perché spargere sangue per quel foglio.
Dovrei vendicare Miriam, ma in realtà mi hai fatto un favore
uccidendola. E non ho intenzione di essere inserita nelle faide fra le
Grandi Famiglie più di quanto io non lo sia già. Quindi non
vedo motivi validi per tenermi quel pacco."
Toanel sorrise vittorioso. Questa era un'ottima notizia. Rinfoderò
i pugnali e tese la mano destra alla donna, che lo ignorò.
Giuro
che un giorno di questi ammazzo la prossima persona che si rifiuta di
stringermi la mano pensò Toanel stringendo i denti e assumendo
un'aria imbronciata. Freya lo lasciò solo per qualche istante e
poi gli portò il plico. Questo era molto più voluminoso
del primo e Toanel lo strinse con espressione rapace. Quei fogli non
erano altro che denaro, per lui. Un secondo inchino e fu gentilmente
sbattuto fuori.
Si diresse esultante alla locanda e salì nella sua stanza senza
nemmeno mangiare.
Dyan!
So bene che avrai atteso questi secondi fogli con la tua solita curiosità,
e finalmente eccoli fra le tue mani.
In quei due anni circa che passai con mio padre ad Armida scappai più volte,
e questo lo sai benissimo, visto che spesso eri mio complice. Quando fuggivo da
sola di solito andavo nelle foreste a nord di Armida... per incontrare i chyeri.
Anche questa dev'essere una certa novità per te... ma queste fughe furono
poi l'inizio del dissidio fra me e mio padre. O, per meglio dire... l'allargamento
dell'abisso che già esisteva fra noi due. Un giorno, dopo uno dei soliti
litigi fra me e Rafael, sellai Crine di Fuoco e scomparvi nelle foreste, decisa a
non tornare più in quel limbo dorato. Restai ben accolta da i chyeri, che
qui chiamano Elfi, per quattro giorni e tre notti, quando mio padre mi venne a
riprendere ed ebbe una forte discussione con i chyeri. Li accusò di rapimento
e di attentato allo Stato. Ricordo ancora come fosse oggi gli occhi verdi dei chyeri
lampeggiare di rabbia sotto quelle accuse ingiuste, e come mi sorrisero tristi
quando venni portata via. Sai, non sono mai riusciti a pronunciare bene il mio
nome... mi chiamavano Elenmir invece di Ellemir, e dicevano che era un nome molto
bello nella loro Antica Lingua. Ma ancora ora non ne conosco perfettamente il
significato.
Quella sera mio padre mi legò. Ma non nel senso materiale della parola...
egli fece venire una Sapiente e le ordinò di costruire una Matrice Trappola.
Conosci le matrici, quelle pietre azzurre... io non ne ho mai usate e non so
esattamente a cosa servano, quelle normali. Una volta creata la Matrice, mi
legò ad essa, indissolubilmente. Non so che parte di me ora viva in quella
pietra, ma so che non posso vivere senza quella parte. Lui incastonò la
pietra nella sua antica spada da parata e mi minacciò. Avrebbe lasciato
quella spada solo a Rideal, in questo modo io sarei rimasta proprietà di
qualcuno per tutta la mia esistenza, senza mai potermene andare.
Piansi quella notte, dal dolore e dalla tristezza. Dolore perché ancora non
mi ero abituata alla trazione che la matrice, lontana, esercitava su di me. E
tristezza perché mi sentivo sempre più in gabbia...
Quei mesi furono infernali per me... Domna Aliciana mi perseguitava con i preparativi
del matrimonio, e non vi era istante che io non mi sentissi spezzata in due.
La spada era appesa alla parete della nostra sala d'armi, e i grandi portoni di
quella sala rimanevano perennemente chiusi per me.
I pochi momenti di pace che trascorrevo o con Callina o con Hermes, in quanto tu
eri tornato con Rideal a Castel Ardais per preparare il matrimonio, erano dediti
ad occupazioni sfiancanti, in modo che la sera io fossi troppo stanca anche solo
per sentire dolore. Hermes aveva convinto Deryl, il capitano delle guardie che
circondavano Armida, ad insegnarmi a tirare di spada, e io corrompevo Callina, che
si lasciava corrompere, a farmi scendere per esercitarmi. Dopo la spada stavo ore
e ore chinata su lavori di ricamo, che mi sfiancavano moralmente e fisicamente. Alla
sera ero troppo esausta anche solo per sognare.
Lidya mi traduceva, quando mi sentivo troppo male per fare altro che stare seduta,
i libri in lingua chyeri che possedevamo nella grande biblioteca di Armida. Stavo
ore seduta su una poltrona ad ascoltare in leggero dormiveglia le leggende che i
chyeri si tramandavano di generazione in generazione.
Poi, un giorno, ebbi la possibilità di riappropriarmi della mia parte di
anima mancante.
Mancavano cinque giorni al mio matrimonio e mio padre si stava preparando per
una parata militare che doveva tenersi a Thendara. Voleva portare con se la
spada con la matrice, ma ciò avrebbe significato rendermi dolorosissima
la sua partenza. O meglio, appena lui si fosse allontanato troppo, avrebbe
significato la mia morte. Lasciò così la spada ad Armida, mentre
lui andava a Thendara. E fu questa la mia occasione. Aiutata da Deryl che
possedeva le chiavi della sala d'armi mi riappropriai della spada. Finché
ho quella spada indosso non provo dolori lancinanti... infatti da quel giorno
la tengo fedelmente al mio fianco, pur non utilizzandola mai. Conosco abbastanza
bene il male che può fare una matrice e non so cosa accadrebbe a me se
la usassi per colpire un essere vivente o anche solo un fantoccio di legno.
Ne so cosa potrebbe mai accadere alla mia vittima. Ho visto i bagliori provocati
dalle matrici risplendere sugli Hellers... e so che non libererò mai
la potenza di una Matrice Trappola finché vivo.
Fuggii quella notte.
Mio fratello Hermes mi abbracciò e mi disse che mi sarebbe venuto a
cercare un giorno, appena fosse diventato Signore di Alton. Salutai Callina
e Deryl e scomparii nell'oscurità.
Mi dirigevo a sud, verso Dalereuth, con l'intenzione di salire su una nave e
allontanarmi il più possibile da questa terra, che è stata anche
la mia terra, ma che ora non è che un ricordo sfocato nella mia mente.
Pensai, ad un certo punto della mia fuga, di dirigermi ad est, verso Castel
Ardais, per salutarti. Ma sarebbe stato un tragitto inutile e pericoloso. Non
so come avrebbe reagito tuo padre vedendomi bussare alla sua porta quando sarei
dovuta essere ad Armida per prepararmi a sposare suo figlio, inoltre mi sarei
trovata sul percorso di ritorno di mio padre, e non avevo alcuna intenzione di
rincontrarlo.
Così non ti salutai, se non con il pensiero, e mi diressi velocemente a
sud ovest, verso il freddo mare. Arrivai a Dalereuth e lì incontrai
Coelin Di Asturien, che già avevo conosciuto ad Armida quando, parecchio
tempo prima, era venuto per vendere qualche vaso alla Seconda Grande Famiglia
dei Cento Regni. Mi accolse nella sua casa poco lontana dal molo e gli raccontai
tutto. Fu lui infatti ad aiutarmi, poi, a trovare una nave e a deciderne la
destinazione.
Rispetto al resto del mondo i Cento Regni sono la parte più a nord,
confinante appunto con i ghiacciai perenni del Muro Attorno al Mondo. Sarebbe
stato inutile dirigersi a nord, così decisi di navigare verso l'Oceano
Meridionale.
Non è una traversata che consiglio ad alcuno!
Coelin mi pagò, molto generosamente, il biglietto e mi promise che avrebbe
fatto tornare sano e salvo Crine di Fuoco ad Armida, in quanto non avrei mai
potuto portarlo con me sulla nave. La nave era una Balena dei Cieli che era
intenzionata a dirigersi molto a sud, nella Baia di Belfalas, per commerciare
con gli Uomini del Sud che vivono poco lontano.
Purtroppo, ovunque si trovi questa baia, non vi arrivammo mai. A causa di una
tempesta la nave fu deviata dalla sua rotta originaria e, alla fine del
temporale, noi ci trovammo molto più ad ovest di quanto intendevamo.
Nessuno dei marinai sapeva molto delle terre che ci si paravano davanti, e
io ricordavo solo le leggende chyeri sulle varie isole o continenti che erano
situati nel Mare Occidentale.
La Balena dei Cieli, il cui nome non ricordo, approdò su queste terre
per riparare gli ingenti danni causatole dal fortunale. Scesi dalla nave
incuriosita verso quelle terre che non conoscevo, anche se i marinai continuavano
ad avvertirmi di non fare pazzie e non allontanarmi troppo da loro.
Non li ascoltai e, sinceramente, ora non me ne pento.
Mi persi.
Rimasi qualche giorno a vagare nelle foreste che circondavano la spiaggia ove
eravamo approdati finché non trovai un fiume. Lo seguii all'interno e
mi ritrovai in una cittadina di nome Midgaard, ove alloggio tutt'ora.
Mi dissero che queste terre avevano a nome "Silmaril" , te lo dico
affinché tu possa aggiornare le nostre mappe.
Dopo molto tempo riuscii a trovare tempo e modo per scriverti. Dovresti comunque
premiare i tuoi falconi, in quanto sono stati bravissimi nella loro ricerca, e
mi hanno sempre trovata.
Non credo che tornerò mai nei Cento Regni. Tuttavia…da una parte non ho
alcuna intenzione di rischiare, anche lontanamente, d'incontrare mio padre o
Domna Aliciana o lo stesso tuo fratello, Rideal. Dall'altra…mi piacerebbe molto
sapere come sta Hermes e come stai tu, cugino. Le tue lettere non sono mai
state esaurienti da questo punto di vista.
E ,soprattutto, come mio padre ha risolto la mia fuga.
L'unica cosa che non voglio è scoprire che per causa mia è nata una
faida fra gli Alton e gli Ardais, anche se so che è una cosa molto probabile...
inoltre... se tuo padre o il Reggente venissero a sapere delle mie "oscure origini"
Francisco Ardais avrebbe tutto il diritto di andare a uccidere mio padre.
Da che è mondo, far sposare ad un Erede un'illegittima non dichiarata è
una delle offese più gravi che esistano... tanto che mio padre fece di tutto
per farmi dimenticare mia madre.
Non so. Faremo volare quel falco quando avrà messo le penne.
Sono passati molti anni, cugino.
Ti auguro ogni bene, spero che rimarremo in contatto. Ringrazia Coelin.
Buon cammino.
Ellemir Valenta Isil Lanart-Alton
Fered arrotolò i fogli.
Portando quei pezzi di carta scritta da Francisco, sarebbe diventato quasi ricco.
Però...
Si alzò di scatto e andò a sellare il Res. Doveva arrivare a Castel
Ardais il prima possibile.
Spronò il Res fino allo stremo, nel deserto, nel passo e poi nelle verdi
pianure.
Velocissimo giunse in vista di Castel Ardais.
La fine dell'anno era vicina, e Francisco sarebbe certamente andato, con l'Erede, a
fare il solito giro delle Grandi Famiglie per le tasse. Quello era il momento propizio
per agire.
Entrò indisturbato al tramonto e si diresse verso l'ala est del castello,
ignorando totalmente lo studio, vuoto, del Signore di Ardais.
Dyan Ardais era seduto davanti al fuoco, che si rifletteva nei suoi occhi marrone, da
animale, e sorseggiava lentamente del vino, assorto nei suoi pensieri.
I capelli grigi riflettevano contemporaneamente il rosso del fuoco e quello del
sole che tramontava.
"Dyan..."
Il ragazzo si girò velocemente. Nonostante il colore dei capelli non avrà
avuto più di vent'anni. "Toanel? Fered Toanel? Cercavate mio padre? Oppure
mio fratello? Mi spiace comunicarvi che sono assenti..."
Toanel scosse la testa.
"Cercavo voi, Dom. Questi sono vostri... credo. Coelin Di Asturien è morto,
ma io penso di non volere il denaro di vostro padre."
Dyan alzò un sopracciglio perplesso. "Denaro? Di mio padre? Vi ha sempre
pagato... vi siete pentito di tutte le vostre malefatte?"
Fered rise "Assolutamente no, Dom. Ma non sopporto la gente che non ha nemmeno
l'educazione di ringraziarmi... con una stretta di mano."
Dyan gli sorrise e allungò la mano destra verso di lui "Non so cosa siano quei
fogli, lo scoprirò presto. Non credo vi siate pentito... ma vi ringrazio."
Toanel strinse la mano e sorrise amichevole. "Dom, chiedete a me in futuro.
Continuerò a venire a Castel Ardais, ma anche se in realtà non si
può dire che io sia fedele... quel poco di lealtà che esiste nel mio
corpo va meritata. Vostro padre non la merita... voi... non so."
Si voltò e fece per andarsene quando Dyan lo fermò. "Cosa pensate di
fare adesso?"
Toanel ghignò come un lupo affamato. "Oh... nulla di speciale. Ma non aspettate
di rivedere vostro padre... vivo..."
Detto questo scomparve nella tromba delle scale, con addosso ancora lo sguardo
perplesso di Dyan Ardais.
Il ragazzo osservò i fogli, e si mise a leggere.
Era notte fonda quando finì, si appoggiò stancamente allo schienale e
sospirò. Poi lanciò i fogli nel fuoco che cominciò a divorarli
affamato. Il fuoco aveva appena ingoiato quei fogli quando Dyan addossò la
testa allo schienale della sedia e si addormentò.