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Dreyght

Sono nata in una meravigliosa città chiamata Astaran, appartengo al popolo
elfico ed il mio nome è Dreyght.

Le terre di Astaran sono pressoché sconosciute, poiché, tranne
gli abitanti, nessuno sa esattamente dove sia e, chi la trova non ha il cuore di lasciarla.
La guerra in quei luoghi non incombeva mai e solo un ristretto numero di guerrieri era incaricato
della sicurezza degli abitanti; tutti si dedicavano allo studio o alla magia. Purtroppo la mia
famiglia si rese conto ben presto che gli incantesimi non erano il mio forte... io amavo cavalcare,
stare con i miei coetanei e tirare con l'arco, non studiare per pomeriggi interi. All'età
di 15 anni, mentre passeggiavo per i meravigliosi giardini della città, incontrai un giovane
elfo: Erion; da quel giorno ogni volta che potevo allontanarmi da casa, io e lui raggiungevamo a
cavallo un piccolo boschetto vicino e li ci allenavamo a combattere. Non passò molto tempo
che ai miei genitori giunse notizia dei miei allenamenti, ma con mia grande sorpresa non ebbero la
reazione che avevo previsto: mi fecero sedere e dopo lunghi minuti di silenzio, mia madre mi
raccontò la storia della nostra famiglia.
Scoprii così di essere figlia di una guerriera, giunta ad Astaran per caso dopo una battaglia;
li s'innamorò di un mago e lo sposò, stabilendosi definitivamente. Dopo qualche tempo
nacqui io ed essi sperarono che la magia di mio padre mi fosse stata trasmessa, ma non fu così.
Nelle mie vene scorreva il sangue di mia madre, il sangue di una guerriera, testarda e coraggiosa;
i miei genitori appresero immediatamente che non sarei mai restata con loro sapendo di essere una
combattente e quindi decisero di tenermelo nascosto... fino a quel momento. Dovetti prendere una
decisione che avrebbe cambiato la mia vita: lasciare la città, la famiglia, gli amici per
seguire il mio destino o rimanere ad Astaran e rimanere con chi mi amava ma essere infelice? Non
dormii quella notte ed anche ora che scrivo riprovo le stesse sensazioni.
La mattina comunicai la mia scelta, sarei partita; i miei genitori mi guardarono sorridendo, mentre
le lacrime rigavano i loro volti: certamente si attendevano questa soluzione. Dissi anche che non
sarei partita subito, ero inesperta e non sapevo che pericoli avrei dovuto affrontare. Per un anno
mia mamma mi allenò duramente ed io mi esercitavo ogni giorno; le frecce raggiungevano la
destinazione prestabilita sempre più spesso a distanze ogni volta maggiori e, quando finalmente
riuscii a battere la mia allenatrice con la spada, fu per me tempo di partire. La consapevolezza
che un giorno quel momento sarebbe arrivato non cambiò le cose, il nostro addio mi ferì
profondamente, tanto che ancora ora fa male. Prima però mia madre mi consegnò la sua
preziosa spada e il suo magnifico arco e, dopo la magica benedizione di mio padre me ne andai
sentendo il loro sguardo accompagnarmi fino al margine del bosco.
Così iniziò la mia avventura: per lunghi anni vagai senza una precisa meta, mi ritrovai
a lottare in guerre di cui non sapevo nulla, perfezionai le mie tecniche di combattimento e conobbi
gente di ogni tipo, tra cui anche un drago. Passò molto tempo e, anche se il nostro popolo
ha il dono dell'immortalità, le fatiche e gli affanni rendevano il mio animo sempre più
stanco. Fu in un giorno di pioggia, mentre camminavo per uno stretto sentiero nascosto tra la
vegetazione, che mi vennero in mente Astaran ed i miei genitori; mi assalì la nostalgia e
così decisi di tornare in patria e rivedere i miei cari. Dopo diversi giorni di cammino,
arrivai nel luogo in cui sorgeva Astaran. La vista che mi si parò davanti fu agghiacciante...
Quella che un tempo era una grande e fiorente città ora si presentava come una landa
desolata: non si scorgeva anima viva, tutto era distrutto e fatiscente; le strade erano colme dei
detriti delle case crollate, nessun edificio era rimasto intatto. Ancora incredula camminavo tra
le rovine, ma un brivido d'orrore mi corse lungo la schiena quando riconobbi il luogo in cui un
tempo abitavo: solo in quel momento pensai alla sorte dei miei genitori e di tutti gli abitanti...
caddi in ginocchio maledicendo il momento in cui me n'ero andata: avrei potuto aiutarli o morire
con loro ed invece ero lontana. Rimasi immobile per non so quanto tempo, rivivendo ogni attimo
del mio passato... non potevo credere a ciò che vedevo, non volevo crederci.
Venne la notte e, dopo aver salutato gli scomparsi con un canto del mio popolo, me ne andai
sconvolta; stranamente la luna e ogni singola stella brillavano come non avevano fatto mai,
illuminando il cammino davanti a me. Come in un sogno camminai per ore ed ore, guidata da quella
luce ultraterrena, arrivai ad un grande cancello ed a quel punto caddi esausta: quelle erano
le porte di Silmaril.
Ora ho una nuova patria, una nuova possibilità per vivere ancora e, quando sono triste o i
ricordi del passato riaffiorano alla memoria, canto al cielo notturno in modo che i miei genitori
sentano che non li ho dimenticati.
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