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Kveldulv, il Mago Collezionista
a.k.a. "Amico degli Elfi"
"Flagello dei Goblin"
escrizione
Dinanzi a voi potete vedere l'arcano Kveldulv.
E' un uomo alto, all'incirca 1 metro e 80, di corporatura robusta, con lunghi
capelli neri e lisci, spesso raccolti in una coda.
I suoi occhi grigio-verde sono gentili e radiosi; il suo sguardo è fiero
e determinato.
E' di carnagione chiara, quasi pallida, come tutte le genti che vengono
dall'estremo nord.
Si dice che sia stato allevato dagli elfi e che sia acerrimo nemico dei goblin.
Si dice anche che non preghi nessun dio, ma che veneri solo la potenza e la
forza della Natura e che i 4 elementi siano suoi fratelli e protettori.
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Difficilmente lo si è visto in collera, ma si racconta che in battaglia sia
un guerriero abile, spietato con il nemico.
E' anche un profondo conoscitore dell'arte della magia; sono suoi i segreti
della stregoneria e degli incantesimi clericali.
Si dice che non abbia una casa, ma che viaggi per tutti i Regni del creato,
esplorando nuove terre, raccogliendo tesori e ascoltando i racconti, i miti
e le leggende di tutte le popolazioni in modo che tutti possano conoscere le
bellezze del nostro mondo. Per questo è stato soprannominato "Il Mago Collezionista".
Guarda, si sta avvicinando a noi...
"Mi inchino a voi, avventurieri... Sono Kveldulv, Il Mago Collezionista.
Non ho potuto non sentire che parlavate di me poc'anzi; ebbene lasciate che
vi racconti una storia..."
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toria
Sono nato in un piccolo villaggio di umani nelle regioni a
nord, in prossimità della valle degli elfi. La mia famiglia era di umili origini;
infaticabili contadini e boscaioli che lavoravano tutto il giorno.
Ho passato l'infanzia nel mio villaggio natale senza mai conoscere le terre al di là
di esso; trascorrevo le mie giornate nei campi con la mia famiglia oppure nei boschi che
circondano le coltivazioni, ammirando le bellezze della natura.
Un giorno, mentre passeggiavo nel verde del bosco, incontrai uno stupendo unicorno:
che creatura meravigliosa, così elegante ed aggraziata, ma allo stesso tempo così
maestosa e potente. Affascinato dall'animale cominciai a seguirlo senza rendermi
conto di allontanarmi sempre più dalla pista battuta e dal villaggio; entro breve
mi resi conto di essermi perso nel bosco e già la paura e la disperazione riempivano
il mio cuore. Paradossalmente però, l'essermi perso mi ha sicuramente salvato la vita
e credo fermamente che il grande unicorno mi abbia intenzionalmente portato nel
profondo del bosco per proteggermi. Ma sto divagando e perdendo il filo del discorso...
Mi ero dunque perso nel bosco, che ora mi appariva gigantesco e pieno di pericoli, e
la disperazione mi impediva di formulare qualsiasi piano per ritrovare la strada per
casa. Non so per quanto tempo rimasi come pietrificato dalla paura, e sarei rimasto
ancora lì per molto tempo, se una dolce e leggera melodia non mi avesse scosso da quel
torpore.
La seguii, speranzoso di poter trovare, in chi la stava suonando, un aiuto.
In breve tempo trovai il suonatore; vicino ad un piccolo spiazzo erboso, lungo la riva
di un ruscello, era seduta una giovane elfa. Era lei che suonava la melodia che avevo
sentito, facendo uscire le dolci note da un piccolo flauto traverso che sapeva
maneggiare con grande maestria.
Era la prima volta che vedevo un elfo, sebbene il nostro villaggio fosse a poche ore
di cavallo dalla loro regione, e ne rimasi subito affascinato.
Appena mi notò smise di suonare e con una voce gentile e armoniosa mi salutò e mi
chiese per quale motivo un ragazzo così piccolo si fosse addentrato così tanto nel
bosco. Io risposi di essermi perso nel tentativo di avvicinare un unicorno; con un
piccolo sorriso mi spiegò che VARGLIG (così si chiamava l'unicorno) era un
giocherellone e amava prendersi gioco, senza cattiveria, delle creature che lo
avvicinavano, soprattutto degli umani.
Mi invitò a sedermi vicino a lei per mangiare alcuni frutti che aveva raccolto nel
bosco e per parlare un poco di noi. Mi disse di chiamarsi BRIN e di abitare nella
vicina valle degli elfi e, come me, amava trascorrere il suo tempo libero nei boschi,
a contatto della natura.
Dopo quel breve pasto si offrì di riaccompagnarmi a casa; le dissi di non sapere
più ritrovare la strada ma lei mi rassicurò, dicendomi che questo bosco era come
casa sua, in breve tempo avrei riabbracciato la mia famiglia.
Come vi ho detto l'essermi perso per così tanto tempo nel bosco mi salvò sicuramente
la vita.
Io e BRIN eravamo ormai in prossimità dei campi coltivati e il bosco si andava
sensibilmente diradando; fumi alti e neri oscuravano il cielo sopra di noi. Un
incendio, pensai, e subito corsi per i campi verso il villaggio per dare una mano
a spegnere i fuochi.
Ma mi sbagliavo; a bruciare non erano i campi o qualche casa, ma tutto il villaggio!
I corpi dei miei compaesani era accasciati a terra, trafitti da frecce e lance,
colpiti a morte dal taglio di qualche arma. Uomini, donne, persino vecchi e bambini
erano caduti; la stessa sorte toccò anche agli animali.
Piangendo e inciampando corsi verso la mia casa per vedere cosa ne era stato della
mia famiglia. Mio padre giaceva a terra trafitto da 4 frecce: impugnava ancora
l'ascia, con cui spaccavamo la legna, nel disperato tentativo di proteggere la famiglia.
Mia madre assieme a mia sorella maggiore era in casa prive di vita, anche loro
trafitte da frecce.
Non riuscivo a parlare, ma solo a piangere...
Non mi ero accorto che dietro di me era arrivata BRIN. Mi mise una mano sulla spalla
per confortarmi, io mi voltai verso di lei e l'abbracciai piangendo a dirotto.
Le uniche parole che riuscivo a pronunciare erano: "Perchè?!? Perchè?!? Perche'?!?..."
Mi ripresi un poco e decisi di dare il giusto riposo ai corpi della mia famiglia. Come
era nostra usanza, costruii una grande pira funeraria dove posai i tre corpi; il
fuoco prese subito ed una grande fiamma si librava alta nel cielo. Entro breve la
mia famiglia avrebbe varcato i grandi cancelli del Valhalla.
Raccolsi le poche cose che avevo in casa e decisi di partire, senza una precisa meta.
Fino a quel momento BRIN era stata in silenzio, alle mie spalle, in rispetto al mio
dolore, quando vide però che avevo raccolto le mie cose ed ero pronto a partire per
chissà dove mi chiese: "Dove credi di andare? Sei solo un piccolo ragazzo... Vieni
ti porterò con me nella valle degli elfi; lì potrai trovare una casa ed una famiglia,
la mia, e potrai imparare le arti magiche e le arti della spada, cosicchè sarai in
grado di vendicare la tua famiglia e tutti gli altri uomini del villaggio."
Devo essere sincero, fui felice di poter andare a vivere assieme a BRIN, la conoscevo
da così poco tempo, ma mi fidavo ciecamente di lei.
Nel villaggio elfico fui trattato come tutti gli altri bambini e, sotto la guida di
BRIN, riuscii in poco tempo ad impratichirmi nelle arti magiche e nell'uso della spada.
Ed infine venne il momento di abbandonare la valle degli elfi.
Nel giorno del mio diciassettesimo compleanno BRIN mi disse che ero diventato ormai
adulto e che era tempo di abbandonare la mia casa, non prima però di aver partecipato
ad una speciale cerimonia.
E' infatti raro, per non dire unico, che un giovane umano come me venga allevato dalla
comunità elfica, secondo i loro usi e costumi. Pregammo per lungo tempo dinanzi al
grande albero che, si crede, dia la vita al mondo intero e invocammo i quattro elementi con
una antica preghiera che ancora ricordo e ripeto ogni giorno.
Infine mi venne tatuata sulla spalla destra una spada su cui è avvolto un ramo di rovi,
simbolo della comunitè elfica, in modo che tutti mi potevano ricoscere come "Amico degli
Elfi".
E così è incominciata la mia avventura...
Ho viaggiato per tutti i reami conosciuti, attraversando foreste, pianure, montagne
e paludi, incontrando fidati amici e acerrimi avversari...
Ho combattuto a fianco di immensi eserciti in epiche battaglie...
Sono riuscito anche ad annientare la banda di goblin che uccisero tanti anni orsono la
mia famiglia, guadagnandomi il soprannome di "Flagello dei Goblin" ...
Ma, tutte queste, sono altre storie...
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