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Phere Telenna: la drow nata nella luce
In una splendida radura del boschetto sacro, ad est di Midgaard, Phere
Telenna, sacerdotessa di Eilistraee, e Alley Black, elfo scuro, erano seduti l’uno accanto all’altra.
Alley stringeva le mani di Phere, e la guardava pieno d’amore. Phere faceva finta di niente, anche
lei attratta dall’elfo, ma riluttante a cedere alla sua corte e alle sue dichiarazioni d’amore eterno.
"Se due elfi si innamorano, dura per sempre" disse una volta SiNafay a Phere, da madre a figlia. Ma
la splendida drow era risoluta a non cedere. Alley era carino, sì, ma i suoi occhi mostravano i
suoi veri sentimenti. "Io ti adoro -le disse- e non posso fare a meno di te. Sei bellissima, sai
così tante cose... sei affascinante e saggia. Io ti amo..." ed avvicinò le sue labbra a
quelle di Phere.
Le si discostò. "Se non mi vuoi... ti prego, dimmelo subito". L’elfa girò
il volto dall’altra parte. "Io... n-non ti voglio..." mormorò a bassa voce. "Non è vero
- ribbattè Alley - altrimenti non piangeresti" e le asciugò la lacrima che scorreva sul
suo viso perfetto. Al contatto del suo volto con la mano del drow, Phere si girò e lo guardò
in faccia. "N-non piango... mi è andato qualcosa nell’occhio..." ma era falso, piangeva davvero.
Le lacrime incominciarono a sgorgare dai suoi occhi come acqua da una sorgente... sorgenti bianche,
senza iridi, con le pupille rosa, che la rendevano ancor più bella. Dopo qualche attimo di esitazione,
Phere prese fiato e con un filo di voce disse: "Io non posso... non posso amare nessuno...", e continuò
a versare lacrime. "Perché dici questo, amore..." Alley non poteva di certo credere alle parole
dell’elfa... sembrava così impossibile e ingiusto che le fosse vietato innamorarsi. A tal punto,
un dubbio si insinuò nella sua mente: "E' forse a causa dei tuoi voti..." cominciò, ma
Phere scosse forte la testa. "No... non è per questo, la storia è molto lunga...". "Raccontamela
allora, così che io possa sapere cosa ti è successo per poterti aiutare al meglio". La
sacerdotessa annuì, e cominciò a raccontare la sua storia. |
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"Io... non sono nata nel sottosuolo, ma in superficie, in una regione molto
lontana chiamata Faeruun. I miei genitori erano nati e vissuti nel sottosuolo per diversi anni, e
scapparono quando diventarono adulti, per rifarsi una vita in superficie. Il sottosuolo è un
luogo maledetto, colmo di odio e privo di speranze. Abbracciarono la Santa Luce di Eilistraee e
scapparono nella Terra della Grande Luce, dove trovarono la libertà da Lolth e dai suoi servi.
Divennero avventurieri rinomati nelle Terre Centrali, tanto da meritarsi di governare un villaggio tutto
loro. E così, nacqui in un’oasi di pace, io, una drow... può sembrare strano... ancora
più strano il fatto di aver trascorso un’infanzia e un’adolescenza felici. Sentivo la mia vocazione
da giovanissima, tanto da interrompere gli studi di magia a cui mi sottoponeva mio padre per dedicarmi
solo al lato spirituale della mia vita, fino a che non acquisii la capacità di compiere miracoli.
Alla mia guida sulla via spirituale provvide Fleya Despana, Gran Sacerdotessa di Eilistraee... la stessa
persona che guidò fuori dal sottosuolo i miei genitori, e che oggi è a capo della mia
Chiesa nelle Terre Centrali Occidentali.
"Gli anni dell’infanzia passarono veloci e soavi; in quel tempo in cui ogni
cosa mi sembrava pura, e il dolore lontano, così lontano che credevo non potesse mai raggiungermi...
i racconti delle guerre, di Lolth e dei seguaci del male, solo favole per spaventarmi quando facevo la
cattiva, e i miei giorni erano costellati di immagini splendide... gli immensi giardini del castello, i
servitori gentili e premurosi... i bambini diventare subito adulti... e tante cose che non avrei il
tempo per raccontartele.
"Giunse poi il tempo per me di pronunciare i voti, e diventare a tutti
gli effetti Sacerdotessa di Eilistraee, e quel giorno fu indimenticabile per me... ricordo ancora i
volti dei miei familiari e amici durante il rito, sotto la falce della luna, come fosse ieri. Mia madre
mi donò un’arpa d’argento di qualità sopraffina, che porto nei miei viaggi. Mio padre
invece mi donò gli incantesimi adatti a riprodurre il suo primo sigillo da mago: questo, nel
Faeruun, mi avrebbe etichettata come sua figlia e discepola... ma non so se in Silmaril questo vale.
A quel punto, essendo diventata una sacerdotessa a tutti gli effetti, venne il tempo di partire...
scelsi di recarmi nell’estremo ovest, al di là del Mare... verso questa misteriosa ed inesplorata
Silmaril. Accadde poi... - la sua voce si fece tremante - che... mentre mettevo lo zaino sulle spalle,
mi si avvicinò Fleya. Mi disse con voce velata che mi era stata nascosta la verità per
tutti questi anni. Io ero nata benedetta da Eilistraee, quindi ero destinata a servire la mia dea con
amore, devozione e sacrificio... ma questo significava che io, un giorno, avrei fatto soffrire la
persona che più amavo per seguire la mia vocazione di sacerdotessa... -dette queste parole,
Phere scoppiò in lacrime.
"Alley, io... non voglio che sia tu a soffrire così... allontanati
da me... dimenticami..."
Ma il cuore di Alley non poteva sopportare l’idea di andare via, e
lasciare quella creatura meravigliosa disperata in lacrime, solo perché si era innamorata,
suo malgrado, di lui. E anche se la mente, al limite, avesse suggerito di lasciarla stare... mai
trascuriamo il cuore per dar retta alla razionalità. Alley strinse forte Phere al suo petto,
con tanto amore e quasi con devozione per quell’elfa che aveva saputo conquistarlo pur senza malizia o
impegno, ma solo con la sua purezza e bontà.
"Se devo soffrire per averti, sono pronto a farlo" disse Alley
all’orecchio dell’amata. "Ho sofferto molto nella mia vita, e sono disposto a farlo per entrambi, se
lo vuoi". Phere guardò Alley con occhi pieni d’amore: dentro si sè era convinta che un
giorno, seppur lontano, l’avrebbe perso, ma in quel momento esistevano solo loro e il resto del
mondo non era che un posto lontano e squallido, che facevano bene ad evitare. Si sdraiarono sull’erba,
e cominciarono a baciarsi.
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