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E' giunto. Il momento è giunto. Da qualche anno avevo il presentimento che
qualcosa stava per accadere.
Il male si è manifestato, è uscito allo scoperto, pubblicamente, reputandosi forte e pronto per la
guerra.
Io sono Flowris, un elfo della schiatta dei Teleri.
Mi sono trovato di fronte ad uno dei massimi rappresentanti del male, Giomadice, chiamato il principe
delle tenebre. Egli ha tentato di sedurmi, di portarmi alla corte del male, e di certo non mi ha scelto
a caso, è ben noto infatti che il mio animo non è puro, ché un'eterna ferita continua a
tormentarmi e rendermi dubbioso.
Ed ora vi riporterò gli avvenimenti così come si sono svolti.
***
Giomadice mi inseguiva di nascosto, appena me ne resi conto, mi arrestai e lo guardai negli occhi,
intuendone le intenzioni ma non le consuguenze a cui le sue azioni avrebbero portato. Quell'umano
astutamente tentò di arruolarmi tra le fila del suo esercito, l'esercito delle tenebre, ma riuscii a
resistergli e fieramente difesi e rappresentai il bene, io che non ne sono degno. Allora il demonio,
vistosi sconfitto, ch´ nessuno riesce a tenermi testa a parole e pochi con la forza, mi attaccò
all'improvviso, vigliaccamente, com'è costumanza dei malvagi.
Già una volta, molti anni prima, avevo affrontato un titano (così sono chiamati i più abili
nell'arte della guerra), seppur per cause completamente diverse. Il coraggio di certo non mi mancava.
Inoltre, ultimamente la mia forza si era sensibilmente accresciuta, cosa che mi conferiva una certa
fiducia nei miei mezzi.
Forte era Giomadice e impenetrabile la sua armatura, ma il fuoco che Iluvatar ha messo in me, unito
alla nera fiamma sorta in seguito al dolore e alla rabbia, mi hanno permesso di tenergli testa a lungo
e a ferirlo, seppur lievemente. E chissà, avrei anche potuto avere la meglio se avessi combattuto al
pieno delle mie possibilità.
Ammutoliti e impotenti erano i presenti, quel duello si svolgeva infatti a Midgaard, nella piazza
della capitale del regno di Silmaril.
Chiaro era infatti l'intento del demonio di dare pubblica dimostrazione della propria possanza ed
egli riteneva che i tempi fossero malvagiamente propizi per uscire allo scoperto. Gli araldi del bene
non mancavano, erano anzi numerosi e forti, nessuno intervenne durante la lotta e malvolentieri avrei
accettato intromissioni, benchè la lotta fosse impari e sleale, a causa dell'attacco a tradimento e
della maggiore esperienza del mio truce avversario. Nessuno eccetto Eldalith, una giovanissima mezz'elfa,
buttatasi scioccamente nella mischia e spacciata con un solo colpo dal demone.
Così seppi in seguito, ché durante la lotta nemmeno mi resi conto della sua presenza.
Fui sconfitto. Mi risvegliai in purgatorio, non era la prima volta che dimoravo in quelle aule ma, in
quell'occasione, ebbi l'impressione di trovarmi in un'altro luogo: l'inferno.
La nera fiamma che alberga nel profondo della mia anima divampò e il male e l'odio presero nuovamente
il sopravvento, dopo molti anni. Fumavo negri vapori, sentivo la malvagità scorrere nelle vene,
ero avvolto da una grigia aura ed il mio corpo era circondato da un nero fuoco.
Una volta resuscitato, mi ritrovai sul campo di battaglia, una grande folla vi si era radunata,
richiamata forse dalle grida delle guardie.
Mi sentivo uno schiavo del male, mio unico padrone, eppure mi inginocchiai di fronte a Giomadice,
chiamandolo mio signore e giurai di seguirlo e servirlo e di perorare la sua causa. Grande stupore
ci fu nei presenti per il mio comportamento e orrore per le mie insensate parole. Non riconoscevo
nessuno tra i presenti, escluso naturalmente Giomadice, il quale sorrideva beato, avendo ottenuto
un risultato che andava al di là delle sue aspettative.
Ero pronto e deciso a seguire il male: inconsciamente, perché guidato dalla nera fiamma;
ma anche consciamente, perché pensavo che facendo del male e provocando dolore avrei dimenticato
il mio.
Come mi riferirono in seguito, grande fu l'aiuto che ricevetti dai miei amici, e tra questi Jibrielle,
che poco tempo prima, a Thalos, mi aveva salvato la vita, senza nemmeno sapere chi ero, e che reputavo,
a torto, malvagia.
Non ricordo nulla di quello che accadde durante quelle folli ore, nè mi fu rivelato in seguito per
tema di risvegliare la mia sopita nequizia, so solo che ad un certo punto qualcuno pronunciò quel
nome ed io udì quel dolce suono incantatore, Aglaia, lo ripetei, lo ripetei e lo ripetei ancora una
terza volta prima di perdere i sensi.
Qualcuno mi svegliò, vidi una donna chinata su di me che mi accudiva amorevolmente. Il mio volto
ben rappresentava il mio allineamento morale ed era difficilmente sopportabile dallo sguardo, ma
ella non ebbe paura, ché spesso lo aveva visto in passato.
La riconobbi, era Vivian, la mia più cara amica, mi portò al sicuro, mentre alcuni araldi del bene
tenevano a bada Giomadice, infuriato perché stava perdendo un seguace che gli avrebbe fatto
certamente comodo.
Il male aveva consumato il mio corpo, ero stremato e riuscivo a malapena a parlare, Vivian prese
il mio braccio e lo mise intorno al suo collo, faticosamente mi fece alzare e mi condusse all'altare
del tempio, luogo in cui era proibito spargere sangue per volontà divina.
Vivian stessa era ferita, aveva un braccio rotto, ma ne ignoravo la causa, con grande sforzo mi
affidò al curatore e si congedò con il più dolce dei sorrisi. Arrivò allora Aglaia, mi rivolse
delle parole, ma io non capivo cosa dicesse, troppo era il dolore poiché la mia pelle
era completamente ustionata. Aglaia fece un gesto indicandomi di seguirla e si allontanò, ma io
non potevo, non ci riuscivo, ero immobilizzato dal dolore.
Così lei sparì e io provai ancora più dolore.
Arrivò in seguito Jibrielle, che con le sue arti magiche lenì il mio dolore, e dopo qualche
ora fui in grado di alzarmi in piedi, anche se ero ancora molto debole. La abbracciai, lei fece
una smorfia di dolore e si toccò il fianco. Chinai il capo e piansi, capendo che avevo fatto
del male sia a lei che a Vivian durante la mia delirante follia.
Ero finalmente lucido. Giomadice era ancora nei paraggi, non ero in condizione di affrontarlo
nuovamente, ma avevo una grande rabbia e urlai in modo che tutti sentissero.
"Giomadice, non rallegrarti, poiché io sono il vincitore del duello,
tu ora sei un killer, sono orgoglioso di averti reso tale, ché ora innanzi
gli araldi del bene non si faranno scrupoli ad attaccarti.
Per quel che mi riguarda, ora so di poter contare su amici sinceri e leali,
ho capito che seguire il bene non porta solo a soffrire come credevo,
sebbene il prezzo da pagare sia molto alto e necessiti di eterna vigilanza.
Gli influssi maligni non mi hanno abbandonato, ma ora con maggior ardore
e consapevolezza della mia natura li combatterò.
Io non sono il tuo più forte avversario Giomadice, ma sarò il più
agguerrito e il più terribile, non sentirti mai tranquillo,
guardati sempre alle spalle e tieni un occhio aperto quando dormi."
Il principe delle tenebre replicò con una risata maligna, era talmente forte che rieccheggiò
in tutto il regno, tutti la udirono e tutti rabbrividirono, ai più saggi ricordò, per
quanto era terrificante, l'urlo di dolore di Morgoth strangolato da Ungoliant.
Ma io sapevo di aver centrato il bersaglio, ché quella risata non già era segno di forza
ma celava tutta la sua paura.
***
Creature del bene, vi ho narrato questa storia per un motivo preciso.
E' evidente infatti che non riguarda solo me, il male è tornato all'attacco in grande stile. è
necessaria una risposta forte.
Ascoltate dunque il mio canto:
"Fratelli elfi, amici umani e voi tutte creature del bene,
ascoltate il suono del mio corno, esso risuona alto e forte,
esso vi richiama al dovere, destatevi dal vostro torpore,
un nuovo capitolo dell'eterna lotta tra bene e male si è aperto,
non ignorate la mia preghiera.
La grande battaglia contro il male è cominciata.
Orsù dunque, armiamoci di amore e coraggio,
difendiamo i nostri alti ideali.
Aur� entuluva, Il giorno risorgerà!"
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