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L'INVITO
Il messo gli aveva appena recapitato una lettera: era da parte di Kilaim,
un nano per bene recentemente caduto in disgrazia e tramutato in una
sconcia creatura della notte; il barbuto vampiro pregava Arsil di andare
a trovarlo a Ofcol, dove si era ritirato prima di effettuare un lungo
viaggio dal quale forse non sarebbe più tornato. Un'ombra era calata
sul cuore del figlio di Kildar, ma egli riusciva ancora a controllare la
sua natura malvagia, vuoi per la forza di volontà tipica dei nani vuoi
facendo uso di oggetti magici che lo tramutavano in un buffo folletto.
Il cavaliere era ora un po' diffidente nei suoi confronti, ma memore
della loro antica amicizia decise comunque di recarsi da lui: poteva
essere il loro ultimo incontro. Così lasciò la città in cui si trovava
e percorse le contrade collinose che conducevano alla città nel nord-est
del regno.
UN VIAGGIO IN COMPAGNIA
Strada facendo incontrà Araglar e Arabeth, i quali erano in viaggio per
lo stesso motivo. Il Signore Elfico era partito qualche giorno in ritardo
rispetto a loro, ma li raggiunse poiché egli procedeva rapido e sicuro
tra i colli e le pianure di quella terra; a questo va aggiunto che i due
viaggiatori, incontrati su una collina, avevano l'aria smarrita, così
accettarono gioiosamente la guida del Cavaliere delle Stelle.
Durante il cammino, Araglar, amico di vecchia data e col quale aveva da
poco chiarito uno spiacevole equivoco, disquisiva sul significato del
termine "odoroso" e sul fatto che fosse adatto o meno a descrivere un
fiore. Arsil trovava il discorso piuttosto noioso, benché fosse stato lui
ad ispirarlo involontariamente, mentre Arabeth, una graziosa fanciulla
dai capelli rossi, dopo aver ascoltato pazientemente, infine commentò:
"Non è importante con quale termine il fiore viene descritto, ma se
effettivamente emana un buon odore". Un partito saggio, quello suo, se
commisurato alla frivolezza della controversia. Così discorrendo
giunsero a Ofcol, chiesero informazioni circa la presenza del loro
amico e gli abitanti, non particolarmente cordiali e molto campanilisti,
risposero di cercarlo nella piazza, crocevia del traffico cittadino.
Quivi trovarono proprio Kilaim che veniva loro incontro. Dopo essersi
salutati cordialmente, andarono in un locanda per desinare e parlare
comodamente. Ma la giornata non si sarebbe rivelata molto tranquilla.
LA STORIA SI RIPETE
Nella locanda Kilaim pareva a proprio agio, conosceva bene l'oste e gli
avventori più fedeli. Dopo aver offerto da bere (birra, ma non ci si
poteva aspettare altro), spiegò il motivo per il quale aveva deciso di
soggiornare colà prima della partenza: stava ricalcando le orme di uno
dei fondatori del suo ordine, ovvero di Cleylot Silma Elen. Espose le
analogie tra la sua storia e quella dell'elfo scomparso ormai da molto
tempo; poi il discorso si spostò proprio sulla figura di quest'ultimo,
e fu Araglar a raccontare diversi aneddoti legati alla sua vita e ai suoi
misteri. Durante la conversazione vennero raggiunti da Seph, un mago della
schiatta degli uomini, e Deedlyt, un'altra militante del Fulmine Azzurro;
si sedettero al tavolo con gli altri partecipando attivamente ai loro
discorsi. I più grandi misteri legati alla figura ormai leggendaria di
Cleylot sono la sua purificazione (l'elfo ha vissuto per circa un secolo
sotto forma di vampiro) e le cause della sua scomparsa. Ma era opinione
generale che tali misteri non sarebbero mai stati risolti.
CRIMINI
Mentre la discussione volgeva al termine, irruppero nella locanda due
individui dall'aria sinistra, ma non tutti si accorsero a prima vista
della loro pericolosità. Con modi grossolani e sgarbati si fecero spazio
nel tavolo dove sedeva la brigata; si mostrarono subito poco interessati
ai loro discorsi, mentre erano piuttosto propensi a cercare guai.
E' il caso ora di presentare i due nuovi arrivi: si trattava di Kheyan,
un immondo vampiro assetato di sangue, e Matsuura (di cui si ignorano
i natali), che in quella occasione era annoverata (pare che anche il
sesso non fosse quello originale) tra le divinità, ma essendo malvagia
la definizione più calzante per lei era demone. All'improvviso, un gesto
apparentemente inconsulto: Kheyan si alzò e con un salto si scagliò sul
locandiere azzannandolo e lasciandolo a terra in una pozza di sangue.
Panico generale seguito prima da costernazione poi da grande rabbia.
Ma venne commesso un nuovo efferato delitto: Matsuura fece a fettine
una innocente cittadina che aveva appena varcato la soglia della sala.
Ai due vennero chieste spiegazioni: il primo si giustificò parlando di
fame, la seconda disse di aver bisogno di spazio (era più grande di un
gigante) e di una quantità d'aria maggiore poiché riteneva la stessa
viziata da "puzza di elfo". Vaneggiavano beninteso, come occhi non ciechi
potevano vedere. Arsil rimase seduto, imperturbabile a prima vista, mentre
Araglar e Seph, balzati in piedi, si diedero un gran da fare protestando e
tacciando di crudeltà gratuita quelle turpi creature d'ombra.
Le fanciulle erano spaventate, in una evidente situazione di disagio.
TENSIONE
Mentre Araglar continuava ad accusarli e ribattere alle loro argomentazioni,
Seph apriva un portale dimensionale sparendo insieme a Deedlyt, la quale
aveva inizialmente accolto in maniera amichevole i due visitatori, ma ora
pregava il mago di portarla via di corsa; Kilaim, pur non gradendo lo
spettacolo (gli avevano rovinato il raduno), era solo apparentemente
turbato, aveva ben altri pensieri per la testa come era facile intuire.
Fu a quel punto che Arsil si alzò in piedi, ergendosi in tutta la sua
altezza e stringendo i pugni per le parole insolenti di quegli assassini.
Il cavaliere consigliò (ma sembrava più un comando) ad Araglar di portare
la giovanissima Arabeth fuori da quel posto, i suoi occhi non erano
adatti a vedere quelle scene. L'elfo esitò, aveva ancora qualcosa da dire
e comunque riluttava ad abbandonare l'amico. Nel frattempo, attraverso una
porta dimensionale, arrivò Ladymariann, e l'asceta, pronunciando poche
parole, evocò sul posto anche Nuku. Il motivo del loro arrivo rimase
celato, forse si trattava di una morbosa curiosità o di mera incoscienza.
Ad ogni modo quella era l'ora di Arsil ed egli usò parole dure rivolgendosi
ai due esseri infernali, avendone intuito fin dal principio le intenzioni.
Esortò nuovamente Araglar e Arabeth ad andarsene e disse "Io penserò ad
insegnare l'educazione a questi signori. Non tollero che i miei amici vengano
trattati in questo modo e non assisterò impotente a questi crimini".
I suoi occhi brillarono mentre pronunciava le ultime parole e parve
diventare improvvisamente più grande.
LA NATURA DEL MALE
Seguirono dei minuti di relativa calma e silenzio. Arsil allora, ritenendo
che quegli spiriti maligni avessero perso la loro baldanza nel momento in
cui la faccenda si faceva più seria, fece le viste di andarsene ma fu
accusato di codardia e di avere la lingua più tagliente della spada.
"Vi vantate di essere un paladino e poi pensate di congedarvi con la scusa
che sappiamo solo parlare?", così gli si rivolse Kheyan, ben presto seguito
dal compare: "<<Io non rimarrò inerme a guardarvi fare queste stragi>>".
Osavano addirittura schernirlo. Egli spiegò allora la differenza che passava
tra lui e loro, e che egli non amava combattere e uccidere. "Apparteniamo a
due mondi opposti: voi servite la luce, mentre la mia vita è dedicata a
servire il male", spiegò il vampiro. "Non spargerò il vostro sangue davanti
a coloro che amo", insistette il cavaliere. "Il NOSTRO sangue?", ruggì
il demone e per poi ridergli in faccia.
LA SFIDA E' LANCIATA
Allora Kheyan disse "E io amo lo spargimento di sangue. Arsil, in fondo io vi
rispetto, per quanto scegliate una strada diversa dalla mia, ma dal momento
che lanciate una sfida non potete abbandonarla voi stesso". "Così sia",
fu la risposta di Arsil Supremo Splendore che con voce vasta e possente
aggiunse "Vi siete meritati la morte, e la morte vi colpirebbe d'un subito,
se non ci fossero occhi innocenti a guardarci". A quelle parole Araglar
portò via Arabeth, la fanciulla lanciò un ultimo sguardo pieno di
apprensione verso Arsil. A quel punto Kheyan e Matsuura si sorrisero e
fissarono con tutta la loro malvagità l'elfo. "Il problema a quanto pare
è stato risolto", commentò il cavaliere che nella sua collera non era meno
terribile dei due servitori del male. Così invitò i suoi avversari a
seguirlo fuori dalla locanda e a dirigersi nella piazza. Le due fanciulle
rimaste, Nuku e Ladymariann, si misero sulla soglia della porta ad osservare.
Anche Kilaim uscì dalla locanda, si piantò in un angolo e lì rimase,
immobile e imponente come la statua di un Signore di Nani dei tempi antichi.
PRIMO DUELLO
Kheyan dice 'Matsuura, non intervenire'
Matsuura dice 'siete noiosi'
Kheyan dice 'sto combattendo con un cavaliere non un uomo qualsiasi'
Kheyan dice 'e' bene che lo tratti con il dovuto rispetto'
Arsil dice 'non abbiate fretta Matsuura, dopo uccidero' anche voi'
Matsuura fa, 'ooOOooOOooOOoo.'
Matsuura dice 'aspetta che mi fa paura'
[In questo punto la narrazione prosegue in versi, che' il duello e' celebrato nei canti]
IL LAI DEL VAMPIRO
Deflettere, parare, schivare,
Per poi il vampiro attaccare.
Calcio, tocco, fendente,
Il duello era avvincente.
Graffi, tagli, ferite,
In gioco le loro vite.
Denti come pugnali affilati,
Nel collo non furono affondati.
Sfiorare, distruggere, mutilare,
Il colpo decisivo assestare.
Negli occhi di Arsil un fuoco ardente,
E Kheyan crolla abbattuto, perdente.
SECONDO DUELLO
Nuku fa, 'ooOOooOOooOOoo.'
Ladymariann fa, 'ooOOooOOooOOoo.'
Arsil trae un sospiro.
Ladymariann pronuncia le parole, 'pzar'.
Un senso di tepore riempie il corpo di Arsil.
[...]
Ladymariann pronuncia le parole, 'pzar'.
Un senso di tepore riempie il corpo di Arsil.
Arsil ringrazia Ladymariann di cuore.
Matsuura dice 'ora tocca a me combattere'
Matsuura dice 'con una mano legata dietro pero''
Arsil stira e rilassa i suoi muscoli indolenziti.
Arsil dice 'sono pronto'
IL LAI DEL DEMONE
Con forza belluina, instancabilmente,
Il demone colpisce con corpo e mente.
Spada gelida, getto d'acido,
L'elfo li evita, rapido.
Il Cavaliere viene disarmato,
Ma non datelo per spacciato.
Le lame si incrociano, risonando,
Arsil combatte, scintillando.
Un'ultima parata, decisiva,
Permette di attuare l'offensiva.
Un corpo da una parte, un braccio dall'altra,
Arsil ha vinto, la nequizia è infranta.
EPILOGO
Arsil crolla a terra, sfinito.
Ladymariann fa, 'ooOOooOOooOOoo.'
Kilaim applaude festosamente Arsil. Deve aver fatto QUALCOSA di buono!
Nuku fa, 'ooOOooOOooOOoo.'
Ladymariann pronuncia le parole, 'pzar'.
Un senso di tepore riempie il corpo di Arsil.
[...]
Ladymariann pronuncia le parole, 'pzar'.
Un senso di tepore riempie il corpo di Arsil.
[Kheyan e Matsuura tornano dal purgatorio]
Arsil dice 'avete avuto quello che meritavate'
Arsil dice 'ora ci penserete due volte prima di importunare coloro che amo'
Kheyan dice 'fermo arsil!'
Arsil alza un sopracciglio verso Kheyan.
Kheyan dice 'Io ho combattuto in modo impari'
Arsil dice 'cioe'?'
Kheyan dice 'cioe' non avevo nessuna arma in mano'
Arsil dice 'e con questo cosa volete dire?'
Kheyan dice 'che mi dovete un duello'
Kheyan dice 'Arsil non prendete questa come una vittoria,'
Kheyan dice 'ricordatevi che mi avete battuto da disarmato.'
Kheyan dice 'Ad armi pari avrete un'altro risultato'
Arsil alza le spalle.
Arsil dice 'riflettete sulle vostre azioni malvagie piuttosto'
Arsil china il capo in segno di saluto verso le fanciulle.
Ladymariann esegue un'aggraziata riverenza per te.
Nuku si inchina di fronte a te.
Arsil lancia un'ultima occhiata ai due malvagi e si allontana.
Il sole tramonta lentamente a ovest.
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